Film DIA 1991

L’FBI italiana svela i suoi segreti in un film, dopo 30 anni di silenzio, di durissimo lavoro sotterraneo, senza apparire mai, con dei passamontagna per tutelare le identità degli agenti. Adesso i funzionari parlano in un docufilm: DIA 1991 Parlare poco Apparire mai (Film Dia 1991 su Rai play), un prodotto di eccezionale qualità.

Per combattere la mafia, infatti, il giudice Giovanni Falcone ha emulato il modello americano dell’FBI e ha inventato la DIA, Direzione Investigativa Antimafia, in cui operano le esperienze delle diverse forze di polizia e al tempo stesso non è presente il vincolo delle competenze territoriali.  E’ la polizia giudiziaria specializzata nella lotta alla criminalità organizzata, dipendente dal Ministero dell’Interno, composta di Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e, da qualche anno, anche dalla Polizia Penitenziaria. La forza sta proprio nell’unità, come dice il loro motto: VIS UNITA FORTIOR, “Nell’unità la forza è più forte”.

Il paradosso vuole che la DIA, nata il 29 ottobre 1991, conduca la sua prima indagine proprio in occasione della strage di Capaci. L’inventore della FBI italiana, dunque, morì prima di vederla in azione e fu proprio la sua morte l’oggetto delle prime prove investigative.

Gli agenti della Direzione raccontano il loro vissuto nel film: la vita durissima di rimanere sempre nascosti, in un clima di sospetto, di seguire le indagini fino alla fine senza parlarne con nessuno, di spostarsi per l’Italia, rimanendo lontani dalla famiglia, quasi come dei latitanti. Alcuni hanno problemi psicologici, ad esempio l’idea fissa di dover essere sempre pronti per partire; faticano a recuperare il rapporto con i figli, dopo anche otto anni di lontananza. Passano con i pentiti Natale e Capodanno.

Inizialmente c’era solo un faldone acquistato dagli stessi agenti; i mafiosi avevano il telefonino e i funzionari della DIA chiamavano dalle cabine. La prima microspia fu per prendere Leoluca Bagarella, corleonese di Cosa Nostra ed egli fu preso.

“Più passavano i secondi, più ci dicevamo: è lui, è lui, è lui. Fuori zona. Portiamolo fuori zona. Io sorpasso il collega che stava dietro… Tiro il freno a mano… Arrivo sul cofano…. Fammi vedere le mani… Quando portavamo Bagarella, durante il percorso, ci arrivò la notizia che volevano farci entrare dall’ingresso, una sorta di entrata trionfale, e noi siamo entrati dal garage. Eravamo felici così. Era sufficiente questo.” Funzionario DIA, Italia

Ho fatto sempre l’ariete. Ho sempre partecipato a tutto, ma non ho preso nulla come riconoscenza. Ci sono persone che devono fare questo e io sono una di quelle. Ho lavorato quasi sempre nell’ombra”. Funzionario DIA, Italia

“Deve esserci una abnegazione totale per fare questa attività. Lasci la tua vita personale completamente alle spalle”. Funzionario DIA, Italia

“Pur avendo pagato un prezzo altissimo a livello psichico e fisico, ne è valsa la pena”. Funzionario DIA, Italia

“Con i miei colleghi ci siamo divisi il sonno e ancora oggi ci vogliamo tanto bene”. Funzionario DIA, Italia

“E’ stato tutto bello e tutto voluto. Sono state tutte vittorie dello stato, ma è stato costoso. Abbiamo fatto la guerra alla camorra e veramente abbiamo fatto la guerra. Però tutto di nascosto, in silenzio. Nessuno sa quello che fai ed è come se tu non facessi niente. E così deve essere”. Funzionario DIA, Italia

Un agente racconta la Calabria dei primi anni Novanta: la Ndrangheta ha ucciso costantemente tutti quelli che davano fastidio e sono rimaste a terra 700 persone. Il giovane di 28 anni di allora ha ricostruito la storia giudiziaria di ogni criminale e oggi racconta l’orgoglio di testimoniare “dalla parte giusta dello stato“.

Una testimonianza toccante è quella di una donna irpina, arruolata diciottenne e passata poco dopo alla DIA; con i suoi colleghi della DIA di Padova, in sinergia con gli uffici della Procura, smascherò l’organizzazione di Mario Crisci, un casalese operante al Nord. Egli si infiltrava nei tessuti imprenditoriali fragili e prestava soldi, compiendo spedizioni punitive, minacce, estorsioni, lesioni, sequestri di persona.  Con le intimidazioni riusciva a farsi intestare le proprietà.

Il film è scritto da Diana Ligorio, diretto da Leonardo Dalessandri e Gabriele Ciances e coprodotto da Rai Cinema. Il grande valore del film è che restituisce la voce ai reali protagonisti della lotta alla criminalità, dopo anni di silenzio. Entra nella vita di molti uomini e di molte donne: un sacrificio senza fine, lontano dai riflettori, per rendere grande la nostra Italia, e per rendere fattiva la nostra Costituzione.

Film DIA 1991
Una agente protagonista del film DIA 1991 Parlare poco Apparire mai

In copertina: una immagine del film DIA 1991

Francesca Vian francescavian@gmail.com

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Francesca Vian

Appassionata del sociale fin da bambina, vince a 13 anni la sua prima battaglia, facendo abolire il grembiule nero imposto solo alle ragazze; a 17 anni gira un intero polo ospedaliero per chiedere denunce, e poi… non si è più fermata. Fedele al motto di Don Lorenzo Milani che “la parola è la chiave fatata che apre ogni porta”, ha continuato a consumare le scarpe per “aprire le porte” e a studiare il linguaggio, perché crede che soltanto la consapevolezza ci possa assegnare un mondo migliore. E sono ancora tante le porte che si debbono aprire. Lo sguardo è lucido, ma deliberatamente ottimista, forte di un inesauribile impegno civile. Autrice di "Resistere in piedi", Millelire di Stampalternativa, "I baci di Matteo Salvini. I 37 segreti di una propaganda" e altri.

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1 Comment

  1. Sei sempre stata gentile e una brava persona con tutti, io ti ringrazio per quello che fai….

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