Una malattia costringe il giovanissimo Francesco Elia Rizzo a non uscire di casa. Il liceo classico Marchesi di Padova dà prova di grandissima attenzione e riesce a impostare il suo percorso online per 5 anni. Il ragazzo viene coinvolto in tutto, anche nell’alternanza scuola lavoro. Il giorno della maturità va a scuola per la prima volta, entra nell’istituto che si è tanto speso per non fargli sentire la distanza. Discute di greco, di latino, di Aristotele e di Cicerone.

Bravissimo: prende 100 e lode.

Il massimo dei voti e la lode va simbolicamente anche all’istituto Concetto Marchesi di Padova, un liceo pubblico, per avere profondamente creduto che la scuola è più grande di tutti i limiti; anche di quelli che sembrano insuperabili. Per avere dato questa testimonianza di scuola che esce dalla cinta di mura e va verso gli studenti. Per avere fatto sì che il ragazzo potesse essere in classe, anche se altrove; per non essersi appellata come scuola alla mancanza di risorse, o abbandonata alla pigrizia pedagogica. Come spesso, invece, succede: le porte delle scuole rimangono chiuse, perché hanno smarrito l’etica che dovrebbe essere connaturata alla loro natura.

Intervista con la mamma Maria

Francesco Elia Rizzo ripassa con la mamma prima di fare l’esame di maturità

La mamma di Francesco, la signora Maria, dice a Positizie: “Il liceo Marchesi è stato una rivelazione. Quando si parla di disabilità, e quando si devono mettere in gioco delle risorse aggiuntive, tutti scappano. Durante le medie, infatti, ero andata nel liceo più rinomato di Padova e non sono stata nemmeno ricevuta dalla preside. Le barriere sono tutte nelle nostra mente. Il ragazzo non ha mai avvertito le barriere. Non cammina e ha una immunodeficienza grave, ma non si è mai sentito disabile. La scuola l’ha aiutato a credere nella propria formazione. I docenti e i ragazzi lo portavano in gita nel tablet e lui ha sentito davvero di essere andato a Orvieto o in Etruria. Perché è così. Ha vissuto tutto pienamente“.

Un viaggio-simbolo in bicicletta: va a scuola per la prima volta alla maturità

Il breve viaggio che Francesco percorre verso la scuola (ritratto dall’ANSA nella foto di copertina), con la sua bicicletta speciale, in questo unico giorno della maturità, nel giugno 2021, è simbolico di un quotidiano viaggio che la scuola italiana dovrebbe fare verso tutti i giovani, in qualsiasi limite essi si trovino. E non sempre ci riesce. Ma questa volta sì.

I tanti sacrifici che il ragazzo e la sua famiglia hanno compiuto vanno al di là della sua storia: ci testimoniano che la scuola può essere più forte di tutto. Può rompere l’asfalto ed effondere il suo profumo, come capita – qualche volta – a un fiore di primavera.

Francesca Vian francescavian@gmail.com

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Francesca Vian

Appassionata del sociale fin da bambina, vince a 13 anni la sua prima battaglia, facendo abolire il grembiule nero imposto solo alle ragazze; a 17 anni gira un intero polo ospedaliero per chiedere denunce, e poi… non si è più fermata. Fedele al motto di Don Lorenzo Milani che “la parola è la chiave fatata che apre ogni porta”, ha continuato a consumare le scarpe per “aprire le porte” e a studiare il linguaggio, perché crede che soltanto la consapevolezza ci possa assegnare un mondo migliore. E sono ancora tante le porte che si debbono aprire. Lo sguardo è lucido, ma deliberatamente ottimista, forte di un inesauribile impegno civile. Autrice di "Resistere in piedi", Millelire di Stampalternativa, "I baci di Matteo Salvini. I 37 segreti di una propaganda" e altri.

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