Finalmente libero attivista del Bahrein

Finalmente libero Mohammed Jawaz Parveed, attivista dei diritti umani del Bahrein, in seguito ad accorati appelli di scarcerazione provenienti da tutto il mondo. Amnesty International e altre organizzazioni umanitarie hanno protestato subito in sua difesa, giacché non aveva mai usato la violenza.

Il 17 febbraio 2011, diecimila manifestanti hanno pacificamente chiesto la Repubblica e importanti riforme in Bahrein. Purtroppo, in questo giovedì di sangue, la polizia ha sparato sulla folla con una durissima repressione. Chiedere la repubblica equivale a “insultare il re”, un reato punibile nello stato con 7 anni di carcere.

Parveed di anni ne ha ricevuti addirittura 15, per soli reati di opinione, accusato di organizzazione terroristica volta a rovesciare il governo. Duramente picchiato, egli non ha potuto nemmeno sentire le domande al processo, a causa di problemi uditivi legati alle torture subite. Purtroppo, nel paese non ha limiti l’impunità dello stato per le violenze perpetrate ai danni dei cittadini.

L’uomo, finalmente liberato dopo 10 anni di detenzione, ha detto di avere ereditato dal padre la simpatia per gli oppressi e il desiderio di giustizia. Nato nel 1948, ha perso il padre a 12 anni, ma ne serba nel cuore i preziosi insegnamenti. Già negli anni Ottanta e Novanta, aveva scontato piccole condanne per reati di opinione, ma era stato messo nella lista nera di chi non poteva trovare lavoro. Così aveva aperto una bottega e manteneva i suoi sei figli, costruendo mobili in ferro.

Chiedere la repubblica è tutt’altro che un reato: è un grande traguardo di civiltà. Viva la Repubblica!

Fonte Amnesty International

Liberato in Bahrein attivista incarcerato per motivi di opinione
Immagine del Bahrein

Francesca Vian francescavian@gmail.com


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Francesca Vian

Appassionata del sociale fin da bambina, vince a 13 anni la sua prima battaglia, facendo abolire il grembiule nero imposto solo alle ragazze; a 17 anni gira un intero polo ospedaliero per chiedere denunce, e poi… non si è più fermata. Fedele al motto di Don Lorenzo Milani che “la parola è la chiave fatata che apre ogni porta”, ha continuato a consumare le scarpe per “aprire le porte” e a studiare il linguaggio, perché crede che soltanto la consapevolezza ci possa assegnare un mondo migliore. E sono ancora tante le porte che si debbono aprire. Lo sguardo è lucido, ma deliberatamente ottimista, forte di un inesauribile impegno civile. Autrice di "Resistere in piedi", Millelire di Stampalternativa, "I baci di Matteo Salvini. I 37 segreti di una propaganda" e altri.

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