impermanenza cambiamento
Pensieri e note in modalità Mindfulness

Quando entriamo in relazione con qualcosa di temporaneo e vogliamo che resti, soffriamo. Eppure sappiamo che tutto è temporaneo. Le nostre relazioni cambiano, il nostro umore, la nostra famiglia, la nostra attitudine verso le cose e la vita, le nostre opinioni mutano, i nostri bisogni, il tempo, tutto è impermanente. Quando entriamo in contatto con la vera natura delle cose, scopriamo che “l’unica certezza che abbiamo è l’imprevisto“.

Essere contenti e a nostro agio con il cambiamento continuo è l’arte di vivere. Possiamo farlo cedendo un po’ questa nostra identificazione con tutto. Lasciando andare la presa che teniamo stretta sulla realtà come se fosse un nostro possedimento. Noi siamo un processo continuo di cambiamento, il nostro corpo, la nostra mente, il nostro cuore mutano in continuazione. In questo preciso istante siamo già diversi da due minuti fa, figuriamoci da un anno o sette anni fa.

Quando si mette al peggio, la nostra vita salta in aria. Le aspettative si sgretolano dinanzi all’inatteso, condizioni che pensavamo eterne si spostano, le situazioni, le relazioni cambiano da un giorno all’altro, tutto si muove a volte come una pallina da flipper. M’inchino a chi sa trasformarsi pur nella catastrofe. La vita è una catastrofe continua a pensarci bene. Tanto vale ricordarcelo, anche se è un pensiero scomodo. Mi chiedo, cosa serve non accorgersi che l’impermanenza e il cambiamento sono la legge della vita. Ci aiuta forse?

Diciamo il vero: il dolore è un fatto, ci spezza in due, fa male. Ma la sofferenza che ci infliggiamo quando ci aggrappiamo a quello che vorremmo immutabile, quella si puo’ risparmiare. Mi inchino a chi sa affrontare il dolore e non lo alimenta con la sofferenza.

Tracey Thorn, su Internazionale del 22 marzo 2021 ci ricorda che “Per qualcuno il lockdown non finisce mai“. Cita il libro di Josie George “A still life”. Narra la sua convivenza con una malattia cronica che non le permette di uscire da casa oltre una o due ore al giorno, ormai da anni. “Ci sono giorni in cui sono furiosa e sbatterei la mia vita al muro”. In queste parole leggo coraggio, non sete di martirio o un senso di ipocrita superiorità morale. È una persona vera, a pezzi eppure completa, ferita e imperfetta ma integra”

Mi ha colpito “… a pezzi eppure completa, ferita e imperfetta, ma integra.” Non è forse così che siamo quando affrontiamo il dolore, quando guardiamo in faccia la verità delle nostre circostanze? Magari non felici sempre, ma integri. Pronti a lottare, ma anche consapevoli della nostra vulnerabilità. Ecco, questo è il punto. Accogliere la nostra vulnerabilità, l’imprevisto che ci addolora, la perdita di qualcosa o qualcuno a cui tenevamo molto, ci rende imperfetti ma consapevoli, e quindi integri.

sempre pronti al cambiamento

Pensiamoci bene, sono due cose diverse. Il dolore e la sofferenza. Il primo arriva inesorabile. Problemi di salute, crisi relazionali, il lavoro che non c’è. Le complicazioni della vita. Ma altro è la sofferenza di cui rivestiamo il dolore. Il dolore fa male. Punto. La lamentela, il commento continuo, le mille parole spese a commentare il disastro, quelle infliggono e amplificano la sofferenza, rendono tutto molto più doloroso. Insomma, una cosa è sfogarsi, piangere, cercare soluzioni fin dove è possibile. Altro è entrare in un loop di pensiero battente, di muso duro, di critica implacabile.

La verità fa male, ma potrebbe diventare liberatoria. E come facciamo, come si può affrontare il dolore senza alimentare la sofferenza? Facendogli spazio. Lasciandolo essere. Abbracciandolo. Sorridendogli.

Dietro al dolore si trova sempre il suo contrario. Una lezione, c’è una crescita, una comprensione maggiore di noi stessi e degli altri. Dopo il dolore c’è una rinascita se vogliamo farci caso, una nuova vita, forse non proprio quella che volevamo, ma puo’ andare bene. Imperfetta ma una vita. Forse ci piacerà. Perchè non fargli spazio e semplificare il momento?

Brindiamo a chi sa accogliere l’imprevisto. A chi fa spazio alla trasformazione. A chi accoglie qualsiasi cambiamento come un sollievo, una liberazione. Se ci pensiamo bene, quanta fatica risparmiata nell’abbracciare il mutamento. Quando sentiamo una scossa interiore, apriamoci a questa sensazione, ascoltiamola nel corpo, percepiamo la vita che esplode, luminosa, calda, che brilla dopo aver bruciato quanto dovevamo lasciare andare. Non è facile, certo, ma è possibile. E’ un’arte appunto, va coltivata per non trovarci impreparati al prossimo scossone, al prossimo cambiamento, al prossimo dolore. Ma anche per essere pronti alla prossima gioia e saperla accogliere, aprirci con fiducia. E godercela.

L’emozione è la verità relativa del tuo stato mentale in questo momento. Guarda l’emozione. Tu sei colui che osserva, non l’emozione. Eckhart Tolle.

tu sei colui che osserva

Marcella Manzini www.etiqameditazione.onweb.it

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Marcella Manzini

“Una vita vissuta come ricerca. E la ricerca si è rivolta all’interno dopo aver a lungo esplorato e viaggiato altrove”
“Amo guardare fuori dalla finestra o da un finestrino. Amo il viaggio.
Amo l’amore. Amo le risate. Amo piangere. Amo camminare.
Amo tutto quello che tocca il cuore e che sa di vero. Amo sedermi in meditazione”.
istruttore certificato MBSR Mindfulness Based Stress Reduction con certificazione acquisita nel 2016 presso AIM Associazione Italiana Mindfulness di Milano.
Diplomata in Naturopatia nel 2011 presso Scuola AeMeTra di Torino.
Collabora con insegnanti di yoga, medici, psicologi e psicoterapeuti.
Naturopata e bio-terapista, pratica meditazione e yoga da oltre 30 anni.

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