Agricoltori trionfano su una multinazionale del petrolio

Splendida vittoria di Davide contro Golia! Agricoltori trionfano su una multinazionale del petrolio.

Tredici anni fa, tre agricoltori africani decidono di fare causa alla Shell Nigeria, per avere avvelenato i loro allevamenti di pesce nel delta del fiume Niger e per avere reso sterili i loro terreni.

Si rivolgono alla giustizia olandese, dove ha sede la Shell, ma inizialmente niente da fare. Si risponde di non potere chiedere i danni alla casa madre per il comportamento della sussidiaria multinazionale Shell Nigeria.

Gli agricoltori non si arrendono e nel 2021, la corte d’appello dell’Aja ha ribaltato la sentenza: la Shell dovrà pagare i danni ai tre agricoltori nigeriani. L’entità del risarcimento sarà stabilita nel mese di maggio. Intanto, la sentenza è storica.

Dunque, la Corte d’Appello dell’Aja, nei Paesi Bassi, ha giudicato il colosso petrolifero Shell responsabile dell’inquinamento da idrocarburi nel delta del fiume Niger, causato dalla sussidiaria Shell Nigeria.

E rende finalmente giustizia ai tre agricoltori; non solo, afferma il principio della responsabilità anche nei posti del mondo dove le multinazionali adottano sistemi incontrollati. Non solo. E’ giustizia per la Terra: basta avvelenare. E’ giustizia per i diritti umani: basta affamare i poveri e privarli delle loro risorse, in giro per il mondo. Basta creare povertà per diventare più ricchi.

Diverse fonti giornalistiche hanno denunciato negli anni scorsi i colossali disastri che anche altre multinazionali del petrolio creano nel delta del fiume Niger: una vera e propria ecatombe ambientale, operata da più mani, laddove prima c’era il paradiso (Es. Denuncia Internazionale del 2015). Oleodotti che perdono petrolio, per esempio, provocano incendi e devastano il terreno. C’è di che preoccuparsi.

Scelleratezze che devastano, affamano, uccidono, nell’indifferenza delle istituzioni. E invece no: la giustizia può esistere.

Incrociamo le dita. Speriamo che il risarcimento sia molto molto alto.

Francesca Vian francescavian@gmail.com

Agricoltori trionfano su una multinazionale del petrolio
L’inquinamento nel Delta nella foto di Amnesty International

Foto di copertina di Amnesty International. Fonte della notizia Amnesty International.

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Francesca Vian

Appassionata del sociale fin da bambina, vince a 13 anni la sua prima battaglia, facendo abolire il grembiule nero imposto solo alle ragazze; a 17 anni gira un intero polo ospedaliero per chiedere denunce, e poi… non si è più fermata. Impegnata in molti campi, si occupa di linguaggio come forma della comunicazione, fedele al motto di Don Lorenzo Milani che “la parola è la chiave fatata che apre ogni porta”. Ha continuato a consumare le scarpe per “aprire le porte” e a studiare il linguaggio, anche come forma della propaganda politica, perché crede che soltanto la consapevolezza ci possa assegnare un mondo migliore. E sono ancora tante le porte che si possono e si debbono aprire. Lo sguardo è di chi non ha mai voluto fuggire dalle difficoltà della vita, uno sguardo lucido, ma deliberatamente ottimista, forte di un inesauribile impegno civile. Insegnante e scrittrice.

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