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Un panettiere francese attua uno sciopero della fame per protestare contro l’espulsione del suo giovane apprendista guineano. 10 giorni di digiuno prima della grande notizia: Laye Fodé potrà continuare a lavorare in Francia!

Ci sono gesti coraggiosi ma, all’apparenza, senza particolare possibilità di successo, che in realtà possono cambiare realmente la vita di una persona. Coraggio e tenacia non sono sicuramente mancati a Stéphane Ravacley, panettiere 50enne di Besançon, località dell’Est francese, che ha deciso di mettersi a digiuno per “alzare la voce” e denunciare quella che a suo avviso era l’ingiustizia di cui stava per essere vittima Laye Fodé Traoré, suo giovane apprendista 18enne d’origine guineana.

UNO SCIOPERO DELLA FAME PER IL SUO APPRENDISTA: LA STORIA EMBLEMATICA DI UN PANETTIERE FRANCESE.

Qualsiasi sciopero della fame, di per sé, rappresenta una sfida complicata. Pensiamo a cosa possa voler dire iniziarne uno quando, per lavoro, si sia ogni giorno circondati dai profumi deliziosi del pane appena sfornato. Ma il signor Ravacley, deciso a compiere questo gesto eclatante, non ha avuto esitazioni e ha dato avvio a questa vera e propria “impresa”. Allo stesso tempo, ha anche aperto una petizione online che ha raccolto, in pochissimo tempo, più di 240mila firme.

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10 giorni di sciopero della fame per tutelare il suo apprendista: la bella storia di un panettiere francese.

LAYE FODE’, DALLA GUINEA ALLA FRANCIA, COSTRUENDOSI UNA NUOVA VITA…DA APPRENDISTA PANETTIERE.

Stéphane Ravacley aveva conosciuto Laye Fodé, il suo nuovo apprendista, circa 2 anni fa grazie ad un’associazione di volontariato che si era presa cura del giovane guineano, arrivato in Francia a 16 anni con lo status di minore non accompagnato, dopo il consueto e pericolosissimo viaggio attraversando il Nord Africa e il mar Mediterraneo. Il rapporto di amicizia tra i due era ben presto diventato stretto, anche grazie alla serietà e impegno dimostrati dal giovane, come sottolineato dallo stesso Ravacley:

“È un ragazzo che lavora bene. Arriva alle 3 del mattino, se ne va intorno alle 7.30. Lavora con me da un anno e mezzo. In silenzio, lavora e impara: ha già capito l’essenziale di questo lavoro. E questo ragazzo parla francese meglio di me!”.

LA PROTESTA, IL DIGIUNO…

Nonostante tutti gli sforzi compiuti dal giovane guineano, non solo dal punto di vista lavorativo ma anche per la sua applicazione nello studio della lingua francese, lo scorso 25 novembre, al compimento dei suoi 18 anni, Laye Fodé si è visto recapitare un avviso di espulsione automatica dovuta al raggiungimento della maggiore età. Un provvedimento che ha colpito molto il signor Ravacley, non solo perché rischiava di separarlo lavorativamente dal suo assistente ma soprattutto perché era ritenuto ingiusto e incomprensibile, come racconta lo stesso fornaio:

“È assurdo. Quando era minorenne lo Stato si è preso cura di lui. Sapeva che era un migrante, ma gli ha fornito alloggio, protezione, vacanze, lavoro. E il giorno in cui ha compiuto 18 anni, che ha iniziato una nuova vita, gli è stato detto che doveva lasciare il paese”.

ED IL LIETO FINE SPERATO!

Da qui, come detto, la scelta di iniziare un digiuno stretto, reso ancor più rischioso da alcuni problemi di salute che affliggono il panettiere francese. Quasi due settimane di sciopero della fame che gli hanno fatto perdere 8 chili, gli hanno causato un malore ma che, alla fine, hanno sortito l’effetto sperato. Il gesto coraggioso ha avuto una grande eco in tanti clienti, associazioni locali, privati cittadini oltre che in personalità del mondo della politica e dello spettacolo, diventando un caso emblematico in tutto il paese transalpino.

E il lieto fine non è tardato ad arrivare: il giovane ragazzo guineano è ora stato regolarizzato, potrà continuare a rimanere in Francia e a ricostruire la propria vita.

Umberto Piubello

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Fonti: Avvenire

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Umberto Piubello

Credo nel potere trasformativo delle parole e, per questo, cerco di sceglierle con cura sia nelle mie relazioni quotidiane che nel mio lavoro.
Nella vita mi occupo di Comunicazione.
Sono attivo nel sociale e nel volontariato, in diverse forme.
La musica è una parte fondamentale della mia esistenza.
Canto e suono in una band che si chiama Kallaste, compongo canzoni e sono consapevole di questo privilegio creativo.
Sogno molto, anche ad occhi aperti.

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