Mindfulness e dintorni

Troviamo una posizione comoda seduti su un cuscino o su una sedia, appoggiamo i piedi, teniamo la schiena dritta ma non tesa e chiudiamo gli occhi, se ce la sentiamo, oppure teniamoli socchiusi sfuocando la visione. Teniamo le mani in grembo una dentro l’altra oppure appoggiamo i palmi sulle gambe. Morbidi e rilassati, in una posizione dignitosa.

Non pensiamo “adesso medito”, ma semplicemente fermiamoci ad ascoltare il nostro corpo e il nostro respiro. Tutto qui. Sentiamo le sensazioni che ci arrivano dai piedi, dagli appoggi del corpo, dalle mani. Stiamo insieme all’esperienza del respiro, questo inspiro, questo espiro. Dove lo sentiamo meglio? Non controlliamo il respiro, non cambiamo nulla, semplicemente “sentiamo” l’esperienza fisica di espansione e distensione, piccola o grande che sia.

La mente ha già iniziato a vagare altrove, non importa. Con gentilezza torniamo a stare insieme al corpo e al respiro. E lo facciamo anche cento volte, con pazienza e gentilezza, tutte le volte che ci accorgiamo che la mente sta da un’altra parte.

Ma non rifiutiamo il pensiero che ci sta attraversando, gradevole o sgradevole che sia. Semplicemente prendiamo nota che c’è un pensiero e poi torniamo al corpo e al respiro. Se al pensiero si associa un’emozione, facciamo caso dove la sentiamo nel corpo, cosa sta emergendo proprio ora. Non giudichiamo, non aggrappiamoci, non rifiutiamo, non evitiamo, guardiamo come è fatta questa emozione, dove si sta appoggiando nel corpo. Avviciniamoci con il respiro, osserviamo bene.

Questa è la MEDITAZIONE di consapevolezza o MINDFULNESS. Molto semplice, non facile. Ci vuole un progresso graduale nella pratica, per abituarsi, capire, crescere.

possiamo approfondire ancora e ancora

Se vogliamo andare più a fondo, ecco alcune contemplazioni da attuare, con calma, con pazienza.

1. dai un nome alla tua emozione

A volte può essere utile ricordarci che le emozioni sono qui per una ragione. Ci servono come un campanello d’allarme, un incendio in arrivo. Se le ignoriamo o le reprimiamo, potrebbero condurci a problemi maggiori. Applichiamo la Mindfulness per gestirle in modo diverso dal solito, dando un nome a quello che sentiamo. Nominando la nostra emozione, permettiamo al corpo di calmarsi. E freniamo la nostra reattività, regolando il sistema nervoso, oltre a permetterci di vedere chiaro.

2. porgi il benvenuto alle tue emozioni

Le emozioni hanno un ciclo di vita breve, in genere pochi secondi. Sorgono, danzano dentro di noi e se ne vanno, proprio come le onde dell’oceano. Quando ci ricordiamo che questa sensazione dolorosa non durerà per sempre, diventa più gestibile. Impariamo ad accogliere tutte le nostre emozioni con un’attitudine di gentilezza e curiosità. Questo include interessarsene e fare caso a come si presentano nel corpo.

3. sii gentile con te stesso

Auto-compassione non è la tipica risposta nel momento di una sfida emotiva o quando abbiamo appena fatto un errore. Al contrario ci giudichiamo, ci vergognamo, ci critichiamo e in questo modo ci chiudiamo ai centri nervosi dell’apprendimento e inibiamo la nostra capacità di guarire, cambiare e crescere. L’antidoto è l’auto-compassione, imparare a portare gentilezza verso il nostro dolore. La maniera più semplice è trattare noi stessi come tratteremmo un amico in una situazione simile. La volontà di guardare il dolore in noi stessi richiede coraggio. Con la compassione impariamo non soltanto a uscire dalla nostra lotta e angoscia, ma anche a connetterci con il dolore degli altri.

4. riconosci la nostra comune umanità

E’ naturale sentirci impauriti e sopraffatti, non siamo soli in queste emozioni, moltissime persone in tutto il mondo sono impaurite e sopraffatte come noi. Riconosciamo la nostra comune umanità e ci sentiamo meno isolati, sentiamo di essere insieme in questa circostanza. Può aiutarci inviare compassione verso noi stessi e verso tutti quelli che soffrono.

5. pratica non perfezione

Il passaggio successivo è realizzare che non faremo nessuna di queste contemplazioni perfettamente. Non stiamo parlando di perfezione, stiamo praticando. Piccoli cambiamenti portano a grandi svolte. Una delle più importanti scoperte in neuroscienza indica che il nostro cervello possiede la capacità di costruire nuove connessioni neuronali nel corso della vita. E’ un messaggio pieno di speranza perché significa che tutti noi abbiamo la capacità di cambiare, guarire e crescere. La perfezione non è possibile, la trasformazione sì.

alimentiamo l’amorevolezza e la calma

Nessun giorno è uguale all’altro, ogni mattina porta con sé un particolare miracolo, il proprio momento magico, nel quale i vecchi universi vengono distrutti e si creano nuove stelle.” (Paulo Coelho)

Marcella Manzini www.etiqameditazione.onweb.it

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Marcella Manzini

“Una vita vissuta come ricerca. E la ricerca si è rivolta all’interno dopo aver a lungo esplorato e viaggiato altrove”
“Amo guardare fuori dalla finestra o da un finestrino. Amo il viaggio.
Amo l’amore. Amo le risate. Amo piangere. Amo camminare.
Amo tutto quello che tocca il cuore e che sa di vero. Amo sedermi in meditazione”.
istruttore certificato MBSR Mindfulness Based Stress Reduction con certificazione acquisita nel 2016 presso AIM Associazione Italiana Mindfulness di Milano.
Diplomata in Naturopatia nel 2011 presso Scuola AeMeTra di Torino.
Collabora con insegnanti di yoga, medici, psicologi e psicoterapeuti.
Naturopata e bio-terapista, pratica meditazione e yoga da oltre 30 anni.

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