Sta bene il piccolo paziente Covid

Jorge pesa meno di un chilo e ha dato a tutti il più grande segnale di speranza

Dopo 23 settimane di gestazione, ha dovuto nascere per forza all’Ospedale Rebagliati di Lima, in Perù. Lissy, la madre ventisettenne, ha la sindrome di Hellp e il 15 giugno 2020 dà alla luce il bambino, dopo nemmeno sei mesi dal concepimento.

Jorge pesa 580 grammi. L’unità sanitaria dell’Ospedale non ha mai avuto, in tutta la sua storia, un bambino così piccolo. Entrambi hanno da subito il Coronavirus, e il bambino è troppo piccolo per respirare autonomamente. Dall’incubatrice il “pequeñito”  combatte anche il Covid e in poche settimane lo sconfigge, risultando negativo al tampone.

Ora pesa meno di un chilo ed è il più piccolo paziente Covid del mondo di cui abbiamo notizia. E sta bene. Anche la mamma risulta negativa; così essi si possono finalmente incontrare senza difficoltà. Il bambino migliora anche nello sviluppo.

Il piccolo Jorge in incubatrice
Il piccolo Jorge in incubatrice. Il ministero “Seguro Social de Salud” del Perù (fonte) ha diffuso le foto.

E’ una notizia meravigliosa per un paese sfortunato

Al quinto posto nel mondo per numero di contagi, il Perù viene dopo soltanto USA, Brasile, Russia, India. L’inverno avanza e complica le cose. Il Nord del paese ha anche epidemie di dengue, leptospirosi e zika. La situazione sanitaria è quindi allo stremo.

Sta bene il più piccolo paziente Covid del mondo. In questo scenario drammatico, Jorgito impone senza esitazione a tutti la forza inesauribile della vita.

A causa del virus, migliaia di persone hanno perso il lavoro nella capitale e fuggono a piedi verso l’interno.

Francesca Vian francescavian@gmail.com  

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Francesca Vian

Appassionata del sociale fin da bambina, vince a 13 anni la sua prima battaglia, facendo abolire il grembiule nero imposto solo alle ragazze; a 17 anni gira un intero polo ospedaliero per chiedere denunce, e poi… non si è più fermata. Impegnata in molti campi, si occupa di linguaggio come forma della comunicazione, fedele al motto di Don Lorenzo Milani che “la parola è la chiave fatata che apre ogni porta”. Ha continuato a consumare le scarpe per “aprire le porte” e a studiare il linguaggio, anche come forma della propaganda politica, perché crede che soltanto la consapevolezza ci possa assegnare un mondo migliore. E sono ancora tante le porte che si possono e si debbono aprire. Lo sguardo è di chi non ha mai voluto fuggire dalle difficoltà della vita, uno sguardo lucido, ma deliberatamente ottimista, forte di un inesauribile impegno civile. Insegnante e scrittrice.

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