facciamo silenzio

Pensieri e note in modalità MINDFULNESS

“Oggi tutti parlano e nessuno sta a sentire. Bisogna fare silenzio per poter ascoltare. Un silenzio attivo che ti aiuta a percepire non solo il suono ma anche te stesso, la tua anima.”

Mi affido al pensiero autorevole di Ezio Bosso (compositore e direttore d’orchestra) per navigare insieme nel silenzio, pur dovendo usare le parole per soffiare sulle vele. La psicanalisi, la meditazione e la musica ci aiutano a esplorare questo mare attraverso le pause e le onde tra un suono e l’altro.

Corrado Pensa, maestro di consapevolezza e studioso del pensiero orientale, ha persino scritto un libro intitolato “Il silenzio tra due onde” per illustrarci l’importanza del silenzio e del saperlo cogliere e coltivare.

Con questo invito, entrando in meditazione concentrata, la nostra mente diventa più lucida, più aperta, si crea spazio per usare parole e pensieri con calma e attenzione. Ci rendiamo conto che non è necessario avere sempre un’opinione su tutto, avere sempre qualcosa da dire, passare il tempo a parlare. Immersi come siamo in questa cacofonia di suoni delle nostre città, la radio e la televisione sempre accese, ore e ore al telefono a rassicurarci sul nulla.

Possiamo imparare a fare una pausa, sentirci più leggeri e soprattutto smettere di giudicare, di voler avere ragione, a cosa serve avere ragione? Bastasse avere ragione! Diventa più interessante il colore del tramonto, un bambino che corre, il sorriso di una persona.

Se voi poteste mangiare le vostre parole la vostra anima sarebbe nutrita o avvelenata?” ci chiede Aldo Carotenuto, psicanalista. In genere siamo consapevoli di quello che diciamo? Quando parte il pilota automatico e ripetiamo la nostra cantilena, critichiamo, giudichiamo, sappiamo cosa stiamo dicendo? Sarebbe interessante farci caso e accorgerci. A volte non è cattiveria o ignoranza, ma solo abitudine nel modo di parlare.

Le persone intorno a noi hanno bisogno di essere ascoltate, se vogliamo farli sentire accolti dobbiamo fermarci, allenarci a portare l’attenzione su quello che dicono e anche sui silenzi tra le parole, sugli spazi tra le righe dove emergono le emozioni. La stessa attenzione che vorremmo ricevere noi.

Andrea Cafarella, scrittore ed editore, ci parla in un articolo del Suono del Vuoto, della complessità del Silenzio Assoluto. Il silenzio contiene un mistero e … “la risposta forse non esiste oppure è la domanda stessa.” Caffarella cita John Cage “che ha fatto del Silenzio il centro e l’ombra della sua musica”.

Se ci facciamo caso possiamo sentire il silenzio nello spazio tra una parola e l’altra, tra un suono e l’altro. Anche il nostro silenzio assorto quando osserviamo la natura e ci siamo immersi dentro. Le ali di un’aquila in montagna risuonano di un nobile fruscio che appoggia sull’aria per sostenersi. L’onda del mare si rovescia sulla battigia e tace per un istante prima di ritirarsi in risacca, facendo poi ancora una pausa prima di rovesciarsi di nuovo.

facciamo silenzio
silenzio tra le onde

Esiste il peso del silenzio quando non è voluto. Quando è carico di tensione e di cose non dette che ribollono dentro. Un silenzio compresso pronto a scoppiare, un silenzio che pulsa. Il silenzio del dolore per una mancanza che singhiozza e attende di esplodere. Tuttavia prezioso. Conoscendolo si impara molto di noi stessi.

Come le onde del mare e le ali dell’aquila, possiamo abbandonarci a un silenzio importante, quello che dà origine a maggiore spazio dentro di noi. Ci permette di accogliere nella pausa e poi scegliere. Ci aiuta a sentire in profondità prima di emettere una sentenza e ci libera perfino dal giudizio. Un silenzio che si lascia respirare e ci attraversa nutrendo le nostre cellule di libertà.

Quando facciamo silenzio in meditazione si apre un mondo, tutto quello che non vedevamo prima emerge chiaro e trasparente. Questo spazio luminoso percepisce l’intuizione, il lampo di creatività che risolve un problema, scioglie un nodo che ci opprimeva. Ci porta la soluzione servita.

Si può provare a fare silenzio dentro di noi anche in mezzo al caos per lasciar emergere questo spazio da dove inizia la leggerezza, la comprensione, la crescita. L’unica cosa interessante che dovremmo seguire.

Gli insegnamenti sul fare silenzio dentro di noi ci invitano a sentire con il cuore, ad aprirci al sentire profondo, mettendoci comodi in questa spaziosità che ha molto da offrirci se soltanto porgiamo attenzione, invece di riempire noi e gli altri di parole anche quando non abbiamo niente da dire. Guardiamo questo vuoto, entriamo nel silenzio, rilassiamoci uscendo da questa continua prestazione che crediamo ci sia richiesta.

Ne usciremo più veri e anche più riposati!

Colui che sa non parla, colui che parla non sa” recita il Tao tê ching.

facciamo silenzio
con leggerezza e ironia

Marcella Manzini

www.etiqameditazione.onweb.it

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