Bourama Traore

Ha trascorso 26 anni in Africa senza mai imparare a leggere e scrivere, come moltissimi altri suoi concittadini del Mali, un paese completamente schiacciato dalla mancanza di scuole. Arriva in Italia, dunque, del tutto analfabeta; impara in pochissimo tempo le lettere e si diploma alla scuola serale, nel giugno 2020, con 7 di valutazione.

Giovane analfabeta, dopo questo viaggio, sbarca in Italia e si diploma
Il lungo viaggio di Bourama

Bourama Traore è uno straordinario esempio di determinazione. La guerra civile lo spinge nel 2012 a scappare dal Mali, e a trovare lavoro in Niger, dove lo assumono per trasportare merci in Libia. Avendo la pelle nera, qui viene fermato, fatto scendere, e rinchiuso in un lager, senza quasi nulla da mangiare, fra impressionanti violenze. È un destino comune laggiù, assolutamente intollerabile. Dopo tre durissime detenzioni e tre fughe, un signore lo mette in una barca sul Mediterraneo allo scopo di farlo scappare dalla Libia, dove altrimenti sarebbe stato nuovamente condannato alla prigionia a causa del colore della sua pelle. La Guardia Costiera italiana salva i 150 naufraghi il 25 giugno 2016 e li conduce a Pozzallo: Bourama ricorda con riconoscenza che già sulla nave gli hanno donato delle scarpe.

La signora Maria

A Padova, nel 2018, Bourama si infila in uno dei tantissimi angoli della città dove operano angeli, vestiti da volontari. Fra essi c’è la signora Maria Veronese che gli insegna a leggere e scrivere. La letteratura scientifica dice che si tratta di una operazione laboriosissima a 28 anni, ma grazie alla signora Maria, Bourama apprende subito, e in un soffio si diploma alla scuola media con 7 nel giugno del 2020. Maria, insieme con il marito Tito Nosadini, lo seguono in ogni cosa, diventando i genitori italiani. Finalmente, anche nella vita di Bourama è arrivata la felicità: l’incontro con Maria e Tito cambierà completamente la sua vita e gli darà quel senso di sicurezza che gli è sempre mancato.

Nessuno potrebbe immaginare la gentilezza di Maria. Mi ha preso come un figlio. È la mia mamma in Italia. E quando ho detto la parola “mamma” ho detto tutto. Ho studiato tanto soltanto per lei.

Il lavoro in Italia
Il volontariato con il gruppo Remake

Si diploma in Italia

È l’anno del Coronavirus. I suoi insegnanti fanno didattica a distanza e mettono in una piattaforma lezioni ed esercizi, chiamati Board e Test. Per un ex analfabeta, fresco fresco di abbecedario, è come scalare l’Everest. Ma Bourama insiste. Studia di sera e di giorno lavora: fa il saldatore a Camposampiero; nel tempo libero fa volontariato ambientalista con il gruppo Remake (nella foto) ed è l’unico africano del gruppo. Pulisce la città di Padova, raccogliendo la spazzatura.

Da quando sono entrato in Italia, è un piacere per me aiutare le persone che non hanno mezzi, gli anziani e i bambini. Il volontariato mi piace tantissimo.

Inventa una macchina per spremere il burro di karité

Andando ogni mattina in treno al lavoro da Padova a Camposampiero, Bourama vede dal finestrino tante macchine e comodità con cui gli Italiani risparmiano molte fatiche. In Mali, invece, si lavora soltanto con le mani per ottenere ogni cosa. La fatica più grande, nel suo villaggio, è spremere a mano quintali e quintali di karité, per ottenere il burro.

Il karité è importantissimo in Africa. Se tu lo passi nel petto di un bambino malato, guarisce. Serve per tutto il Karité. Non c’è cosa che il karité non possa fare in Africa.

Così, fra una stazione e l’altra, con in mano il suo inseparabile album, disegna una macchina che rompe il guscio delle noci di karité, setaccia i gherigli oleosi dividendoli dai gusci legnosi, li lascia essiccare (giacché umidi, dice, sono inservibili) e infine schiaccia i semi per ottenere il burro, una risorsa vitale che le donne e gli uomini maliani ottengono con tanto sacrificio.

Giovane analfabeta del Mali inventa una macchina per spremere il burro di karité: tavola del suo progetto.
Una tavola del progetto di macchina che possa spremere il burro di karité. Servono cinque motori e una caldaia per asciugare i semi

Mi piace studiare per avere conoscenze utili per il lavoro in Italia, perché dove lavori devi dare tutto. Mi piace anche dare tutta la mia forza per l’Italia e Padova. Ho rispetto per l’Italia che mi piace molto. Rispetto le persone e non mi piace la violenza. Amo il lavoro che faccio. In breve, l’Italia è la mia forza.

Ci sono forse molti altri esempi di studio, lavoro e coraggio come Bourama nelle città italiane. Talvolta ti passano accanto così, stringendo dei libri e un sorriso.

Francesca Vian francescavian@gmail.com

Bourama Traore giovane ex analfabeta si diploma in Italia
Bourama Traore con il suo album e i libri di italiano

Per approfondire la lavorazione manuale del karité in Africa puoi vedere il video realizzato da Antonio Carlucci per la cooperativa LiberoMondo.

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Francesca Vian

Appassionata del sociale fin da bambina, vince a 13 anni la sua prima battaglia, facendo abolire il grembiule nero imposto solo alle ragazze; a 17 anni gira un intero polo ospedaliero per chiedere denunce, e poi… non si è più fermata. Impegnata in molti campi, si occupa di linguaggio come forma della comunicazione, fedele al motto di Don Lorenzo Milani che “la parola è la chiave fatata che apre ogni porta”. Ha continuato a consumare le scarpe per “aprire le porte” e a studiare il linguaggio, anche come forma della propaganda politica, perché crede che soltanto la consapevolezza ci possa assegnare un mondo migliore. E sono ancora tante le porte che si possono e si debbono aprire. Lo sguardo è di chi non ha mai voluto fuggire dalle difficoltà della vita, uno sguardo lucido, ma deliberatamente ottimista, forte di un inesauribile impegno civile. Insegnante e scrittrice.

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