studenti didattica a distanza

Ora il sipario si è chiuso sulle innumerevoli classi virtuali rimaste accese in tutta Italia durante la primavera

ma la scuola ha vinto la sfida contro il virus e ha raggiunto online il 94% degli studenti con la didattica a distanza.

Grandi e piccoli non si sono lasciati emarginare dalla pandemia e hanno riaperto la porta delle loro aula accanto alla finestra della loro casa. Il bilancio è ottimo, se teniamo lo sguardo fermo sulla prevenzione della dispersione scolastica.

L’alunno rimasto in disparte è stato dunque cercato e scovato, per una scuola che ha dato suprema prova di resistenza e determinazione. E ha fatto certamente la sua parte in questa epidemia.

Ci riferisce una docente di una delle tante scuole medie per gli adulti

Dopo oltre un mese, io riesco finalmente ad agganciare un mio studente africano adulto, chiedendo il numero a un suo amico. Risponde incredulo, tremando: “Mi ha detto un mio amico che voi fate lezione, ma non sapevo trovare”. Sento un ton ton ton di martello. “Stai lavorando? Che tu non vada a farti male”, rispondo. E’ stata la prima volta che ho sentito un’emozione vibrare più forte di un martello.

La scuola raggiunge dunque uno studente fino al cantiere: anche se è scappato quasi bambino, anche se ha passato il deserto e la prigione della Libia, anche se è sopravvissuto al Mediterraneo, anche se sta lavorando di martello, nel silenzio imposto dal coronavirus. Siamo qui per te, sì, ti raggiungiamo noi.

Trovare soluzioni

Ora la scuola in casa, o in scatola, appare normale e quasi non te ne accorgi più, così come è normale la dignità, la libertà di cercare soluzioni, la grinta di rimanere in piedi nonostante i rovesciamenti della storia. La scuola tutti raggiunge, s’inventa strategie fatte anche di condivisioni per la linea internet, s’inventa come può quello che può, come ha fatto e attuato la legge 104 per e con i portatori di diversa abilità, come ha inventato i DSA, come ha spalancato le porte della conoscenza a tutti, ideando le politiche per i Bisogni educativi speciali, contro la rigidità di tutti i conservatori, che ancora pullulano nelle scuole, e vanno d’accordo coi lavativi, che sono tanti, ma non abbastanza, per fermare la progressione della civiltà dentro le istituzioni formative.

Creatività e passione per la conoscenza

Qualche docente ha fatto effettivamente la parte del detrattore, dicendo che a scuola “non si sente il respiro, non si vede il sorriso”: ma il virus ha imposto una legge marziale, per cui sospiri e sorrisi non potevano che essere inscatolati altrove. Però c’erano: chi ha fatto la didattica online seriamente è pronto a giurare che ha sentito sospiri, che ha visto sorrisi. Certamente non tutti sono stati eroici, ma ne è uscita davvero una tavolozza colorata grande come l’Italia, summa di passione e creatività.

Se si apre, infatti, una pagina del ministero si possono osservare le docenti Nella Piarulli e Sabrina Miracapillo girare un video (clicca qui) per spiegare ai disabili il coronavirus, si può leggere di classi che hanno fatto concerti, suonando ognuno da casa propria; altri hanno intonato cori e inventato l’inverosimile (clicca qui per approfondimenti dalla pagina del ministero).

Didattica a distanza per il 94% degli studenti
Dal video della scuola di Andria.

La didattica a distanza oltrepassa gli ostacoli per il 94% degli studenti

La scuola, dunque, non si può proprio chiudere. I muri della classe sono risultati inaccessibili, a causa del possibile diffondersi di una grave epidemia, ma la Scuola è stata riaperta immediatamente con tanto lavoro e con tanta dedizione; ha continuato a svegliare passioni, a sollevare angosce, a ridisegnare spazi, a tratteggiare volti, a scrivere sogni, a narrare luoghi, a visitare infermi, a svelare segreti e ad esplorare grotte. Gli studenti hanno fatto – senza dubbio – la parte principale nel tenere rigorosamente aperte le porte della scuola.

I ragazzi hanno il potere di andare oltre l’ostacolo e di abbattere gli schermi del digitale” Francesca Andrisani, psicologa in servizio nelle scuole.

Schermi abbattuti, dunque, in Italia, per quasi tutti.

Francesca Vian francescavian@gmail.com

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Francesca Vian

Appassionata del sociale fin da bambina, vince a 13 anni la sua prima battaglia, facendo abolire il grembiule nero imposto solo alle ragazze; a 17 anni gira un intero polo ospedaliero per chiedere denunce, e poi… non si è più fermata. Impegnata in molti campi, si occupa di linguaggio come forma della comunicazione, fedele al motto di Don Lorenzo Milani che “la parola è la chiave fatata che apre ogni porta”. Ha continuato a consumare le scarpe per “aprire le porte” e a studiare il linguaggio, anche come forma della propaganda politica, perché crede che soltanto la consapevolezza ci possa assegnare un mondo migliore. E sono ancora tante le porte che si possono e si debbono aprire. Lo sguardo è di chi non ha mai voluto fuggire dalle difficoltà della vita, uno sguardo lucido, ma deliberatamente ottimista, forte di un inesauribile impegno civile. Insegnante e scrittrice.

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