Resilience project

La storia di un ragazzino indiano che (senza saperlo) ha dato lezioni di felicità a tanti studenti australiani raccontata nel libro The Resilience Project

Parte da qui la nuova rubrica di Positizie, “Leggi Positivo” che vi consiglierà e metterà a conoscenza di libri positivi che secondo noi vale la pena di leggere. Partiamo con il primo appuntamento parlandovi di the Resilience Project:

Perché lo consigliamo

The Resilience Project è un libro che racconta di un’iniziativa straordinaria che per ora è limitata all’Australia, ma che può essere fonte di ispirazione per chiunque desideri aumentare il proprio livello di benessere psichico, fisico ed emozionale.

Perché è positivo

The Resilience Project ci dimostra che la felicità è molto più accessibile di quanto si possa pensare, anche per chi parte da situazioni drammatiche. Tutto è migliorabile, soprattutto se riusciamo a recuperare la nostra umanità e ci apriamo a relazioni autentiche ed arricchenti, praticando arti magiche ormai dimenticate, quali l’empatia, la gratitudine e la meditazione.

A chi può piacere “The Resilience Project”

Questo libro piacerà sicuramente a chi ama le storie vere raccontate da persone entusiaste; a chi desidera comprendere come sia possibile riuscire a trarre ispirazione e motivazione anche da esperienze drammatiche. Se siete alla ricerca del senso più profondo dell’esistenza umana, leggerete con commozione ogni riga di questo libro.

Hugh van Cuylenburg, autore di The Resilience Project

Di cosa parla

Hugh van Cuylenburg è il fondatore di The Resilience Project e nel libro (del 2019) ripercorre le tappe principali che hanno contribuito alla creazione e diffusione di un progetto che ha come obiettivo aiutare le persone a essere felici.

Il suo programma è stato accolto con entusiasmo dalle scuole australiane e poiché le strategie che propone hanno dato risultati straordinari, anche il mondo aziendale e dello sport professionistico si sono aperti a questa avventura.

Ci sono due momenti cruciali nella vita dell’autore che lo motivano fortemente verso la decisione di voler aiutare le persone a sviluppare la resilienza. Sono due eventi esattamente agli antipodi: uno rappresenta una grande sofferenza, mentre l’altro riguarda la scoperta della felicità in un luogo apparentemente “sfortunato”.

Da una parte c’è il dramma della malattia della sorella adolescente che per quattro anni soffre di anoressia nervosa. A questo dolore, si unisce la presa di coscienza dei dati allarmanti sul continuo peggioramento della salute mentale di bambini e ragazzi in età scolare.

Dall’altra parte, all’opposto, c’è un’esperienza di volontariato in India in cui Hugh van Cuylenburg incontra le persone più felici che abbia mai conosciuto.

Ha la fortuna di insegnare inglese per alcuni mesi in una piccola scuola in un villaggio in India. Qui le persone non hanno quasi nulla: non c’è elettricità, né acqua corrente, niente letti, il pasto più ambito è un piatto di riso. Eppure, i suoi studenti hanno qualcosa di unico: sono sempre felici! Sono gioiosi, allegri, educati, attenti e il loro buonumore è contagioso.

In particolare, Hugh rimane colpito da un ragazzino, Stanzin, proprio per la sensazione di gioia che emana. Inizia ad osservarlo nei suoi comportamenti quotidiani e alla fine riassume la chiave della felicità in tre abitudini essenziali: gratitudine, empatia e meditazione.

Stanzin è grato per le cose che possiede (davvero poche!), per le situazioni belle che vive, per le persone che lo circondano. Non solo è grato, ma esprime la sua gratitudine ogni volta che può.

L’empatia è la capacità di sapersi mettere nei panni degli altri, che si perfeziona nella gentilezza. Stanzin coglie le emozioni di compagni e insegnanti e con piccoli gesti si rende utile e di supporto.

Infine, Stanzin ogni mattina si ritrova con compagni e insegnanti per meditare in silenzio. Per mezz’ora, prima che la scuola cominci, questi ragazzi sviluppano la “presenza”, la calma, la pazienza, la capacità di immergersi al cento per cento in ciò che fanno.

Con questi tre principi nel cuore, Hugh van Cuylenburg torna in Australia e dedica ogni istante della sua vita allo sviluppo del “Progetto Resilienza” che ad oggi è stato adottato da più di 500 scuole, più di 300 aziende e numerose squadre sportive professionistiche (rugby, football, cricket, calcio). Nel 2020 il progetto sarà esteso alla Nuova Zelanda e ad alcune scuole del Regno Unito.

Tre sane abitudini di un ragazzino indiano hanno insegnato a più di 300.000 australiani come si possa essere felici praticando la resilienza.

di Isabella Pattarini

Fonti: theresilienceproject.com.au

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