torino trapianto fegato

Torino, prima del trapianto, il fegato è stato conservato per cinque ore all’interno del corpo della donatrice, poi all’esterno grazie al sangue umano

Alle Molinette della Città della Salute di Torino, sono stati trapiantati un fegato e due reni tenuti in vita artificialmente per un tempo record di un giorno. Per oltre 23 ore l’organo è rimasto prima nel corpo della donatrice già deceduta per 5 ore, poi all’interno di apposite macchine da perfusione.

Per conservarlo, sono state messe in atto le più innovative tecnologie di “preservazione” attualmente disponibili. 

La donatrice, una giovane donna piemontese è deceduta a causa di un infarto cardiaco improvviso, i medici hanno fatto di tutto per salvarle la vita ma purtroppo dopo 4 ore dalla chiamata dei soccorsi la donna non ce l’ha fatta,

i parenti hanno espresso la volontà di donare gli organi, mentre cuore e polmoni risultavano essere troppo compromessi, fegato e reni avrebbero potuto essere donati a dei pazienti in attesa di trapianto e quindi si sarebbero potute cambiare per sempre delle vite umane,

al momento dell’estrazione degli organi però tutte le equipe chirurgiche presenti in ospedale erano già occupate in altri interventi di trapianto due in altri trapianti di fegato e due in altri trapianti di reni, per cui si è reso necessario tentare in tutti i modi di tenere in vita fegato e reni più a lungo possibile per poter salvare la vita di altre persone,

e’ stata individuata la possibilità, frutto di una grande innovazione in ambito trapiantistico, di ‘curare’ e ‘far vivere fuori dal corpo’ gli organi prima del trapianto

Dopo le iniziali cinque ore all’interno del cadavere, fegato e reni hanno quindi continuato ad essere tenuti in vita all’esterno, grazie a sangue umano. Sono stati posizionati all’interno di sistemi di preservazione ‘ex vivo’, ovvero extracorporei.

Il fegato è stato mantenuto in vita per altre 16 ore mediante ‘perfusione normotermica’, con una apposita macchina da perfusione in grado di mantenere in vita fuori dal corpo un fegato fino a 24 ore, durante tutto questo periodo sono state costantemente valutati i parametri e il suo corretto funzionamento.

Una novità assoluta è stata quella di utilizzare per il fegato per un così lungo tempo una metodica di preservazione alternativa a quella consueta “al freddo” in ipotermia. Con la preservazione statica ipotermica, infatti, l’organo può essere preservato al massimo per 12 ore.

Inoltre, anche se il freddo rallenta il metabolismo cellulare permettendo la preservazione dell’organo, questo comunque subisce un danno, che è tanto più severo quanto più compromesse sono le condizioni di partenza dello stesso e proporzionale alla durata della preservazione.

I reni sono stati conservati in ‘perfusione ipotermica ossigenata’, ovvero a 12 gradi con aggiunta di ossigeno, utilizzando un’altra apposita macchina da perfusione per una durata di 10 ore complessive.

la conservazione attraverso l’utilizzo di queste tecniche innovative è riuscita e ha permesso ai medici di trapiantare appena possibile i tre organi in altrettanti pazienti in attesa.

I tre organi stanno funzionando regolarmente ed i tre pazienti riceventi sono stati appena dimessi, con una nuova vita davanti a loro.

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Fonti : cittadellasalute.to.it

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