affrontare la paura

John Keats ha scritto nei primi anni dell’800 “Al mondo non c’è nulla di stabile, il tumulto è la nostra sola musica“.

Keats afferma una grande verità. La stabilità è momentanea, non esiste nulla di immutabile. E questo continuo cambiamento ci spiazza, genera insicurezza e paura per il futuro, per come le cose potrebbero evolversi senza poterle controllare. Forse dobbiamo arrenderci al non-controllo sulle cose, sulla vita, su di noi, figuriamoci sugli altri. E’ un’illusione a cui ci aggrappiamo e alla fine ci crea insicurezza e frustrazione.

Possiamo però imparare a gestire l’incertezza e la paura. Quella paura manifesta nella notte insonne. La paura di aver perso qualcosa. La paura del futuro. Anche pensare di essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato. La paura che ci fa male.

brrr

A volte questa emozione è conseguenza di eventi significativi che non possiamo evitare, a volte è solo la tempesta dei nostri pensieri che ci sommerge. A volte l’onda di paura continua, non ci molla e ci indebolisce nella volontà e nella presenza mentale. Ci toglie il sorriso e lo sguardo da luminoso diventa opaco.

Il gesto naturale quando abbiamo paura è proteggerci sopprimendo l’emozione o separandoci da noi stessi.

Non esiste al mondo qualcosa o qualcuno o situazione che non cambi prima o poi. La nostra vita. Il nostro corpo. Il nostro status sociale. Le nostre relazioni. Anche la città in cui viviamo, il paesaggio intorno, il nostro paese, il mondo tutto. E’ così. Tuttavia il cambiamento ancora ci sorprende.

Perchè dimentichiamo e non vogliamo ammettere. Questa dimenticanza porta molta sofferenza. Il nostro bisogno di certezze non ci rende un gran servizio alla fine. Le certezze durano poco, vanno e vengono fluttuando intorno e dentro a noi come steli d’erba piegati dal vento.

Se solo riuscissimo ad accogliere l’incertezza e la complessità della vita potremmo essere più felici. L’equivoco della pretesa di controllare tutto salta non appena accade qualcosa di stressante e sorge il panico.

un salto di qualità

Osserviamo come possiamo ascoltare la nostra paura, nel respiro. Vediamo se riusciamo ad ammorbidirci e restare con quest’onda di sensazioni, fare conoscenza con l’emozione dentro di noi. Con curiosità e fiducia in noi stessi. Dentro l’alone di mistero e il territorio sconosciuto. Mettendoci comodi nella nostra vita in questo momento così com’è.

Ecco la buona notizia. Esiste una modalità per affrontare la paura, semplice ma non facile, e ci viene offerta dalla pratica della Mindfulness. La Mindfulness deriva dall’antica pratica di consapevolezza della Vipassana orientale coniugata con un pizzico di Zen e un contributo di psicoterapia. Una miscela potente.

La Mindfulness ci invita con dolcezza a fare una pausa, a fare spazio. A lavorare con la possibilità di arrenderci alla paura. E consegnarci a questo momento così com’è. Ad aprirci e accogliere quello che accade senza rifiutarlo. A osservare nei dettagli la paura che ci assale, a osservarne la tonalità. Riconoscendo le sensazioni del corpo e del respiro quando la paura ci assale.

Per scoprire che la sensazione fisica di tremolio nelle gambe, di morsa allo stomaco, di sudore nella schienza sta già cambiando, è già qualcos’altro. Per sentire che questo nostro inspiro è affannato, agitato, ma questo espiro è già più calmo e lento. Per capire alla fine che quell’emozione chiamata paura è solo un veloce bruciore allo stomaco e il respiro affannato sta già cambiando, sensazioni già diverse, un processo fisico e psichico in evoluzione continua.

Se imparo a osservare e conoscere, la paura diventa meno spaventosa. La paura alla fine è l’insieme delle mie sensazioni fisiche declinate in un giudizio, un’interpretazione della mente, un pensiero sgradevole. Posso liberare questo giudizio, posso ammorbidire il legame con il pensiero, fare una pausa, aprirmi e respirargli insieme e non trattenerlo oltre. Lasciarlo andare con gentilezza.

Non identificarmi troppo per esempio. Se riconosco la mia emozione, posso entrare in confidenza e sentirla nelle sensazioni del corpo, gestirla, ripartire da me, ricominciare a respirare. L’idea che ho di me stesso e di cosa sia la paura potrebbe cambiare e potrei ritrovarmi a mio agio dentro alla vulnerabilità. Con uno sguardo amorevole, con tenerezza, con accoglienza.

“La vita umana è un esperimento dall’esito incerto.”
Carl Gustav Jung

E tu hai paura adesso?

Se vuoi ne parliamo.

marcella manzini

etiqameditazione.onweb.it

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