emozioni meditazione mindfulness paura

Siamo all’Ottavo appuntamento con Positiva-Mente rubrica sulla meditazione MINDFULNESS fatta di articoli e pensieri per guardare noi stessi e il mondo da un altro punto di vista e provare a vivere con pienezza.

Mindfulness Mon Amour

(ottava parte)

E’ finita da poco la festa di Halloween che nella tradizione irlandese originaria – poi migrata negli Stati Uniti – richiamava gli spiriti dei morti affinché si unissero al mondo dei viventi dissolvendo le leggi del tempo e dello spazio. Un modo per esorcizzare la paura. Per guardare con ironia le ombre della vita nel chiasso della festa.

Per fortuna esistono queste celebrazioni per riderne e sollevarci dalle nostre paure quotidiane. Paure che sappiamo essere di tutti e quindi abbastanza normali. Come esseri umani abbiamo a volte dei fantasmi che ci assediano nei pensieri: vicende o incontri temibili e insistenti che ci bloccano e tolgono il respiro. Halloween ci aiuta a entrare in questo mondo di ombre inquietanti per guardarle con ironia e renderle accettabili nella confusione della festa collettiva.

Le nostre paure sono spesso legate a episodi (o idee) che non sono mai avvenuti e che forse mai si presenteranno. Ma si dice che le paure siano irrazionali e nulla possiamo contro questo nostro lato oscuro che si accompagna anche alla vergogna di mostrarci paurosi di fronte al mondo.

Come facciamo con le nostre paure importanti? Ci sono delle vie d’uscita? Molto dipende da quanto spazio occupano nella nostra mente e nel nostro corpo. Alcune paure possono essere veramente ingombranti, invasive e ci possono portare dallo psicoterapeuta o anche dallo psichiatra in alcuni casi gravi. Altre emozioni con questa tonalità possiamo chiamarle timori se non ci accerchiano troppo.

Anche nel nostro rapporto con la paura la pratica della MINDFULNESS ci propone di tornare al respiro per stare nel momento presente. Non è così facile, ma possiamo guardarci con franchezza e scoprire come è fatta la nostra paura. Nel momento in cui si manifesta. Che forma assume nel mio corpo, come cambia il ritmo del mio respiro. Quanto tempo si ferma nel corpo e nella mente. Osservando questa presenza, questa danza, questo movimento dentro di me forse trovo un’emozione che cambia, si sposta, disegna colori e forme diverse sullo schermo della mia mente.

E posso scoprire che anche se esiste può diventare gestibile. E’ solo un’altra emozione. Il resto della mia vita è ok. Vedere e riconoscere la nostra paura non risolve tutto subito, ma di certo ci permette di guardarla con meno timore e l’ineluttabile sofferenza che ci incastrava nel nostro angolo buio, potrebbe divenire più luminosa. Il focus dell’attenzione accende un faro e la luce rivela forme inaspettate e sicuramente meno temibili.

Si tratta insomma di non fuggire, di guardare e di non nascondersi. Non è una pratica facile certamente, non è così immediato un risultato, ma la forma di questa emozione prima incontrollabile si apre a nuove modalità di osservazione. Lentamente cambia il nostro rapporto con questa emozione. E questa è la cosa importante. Conoscere per non soccombere. Aprirsi a nuovi orizzonti. Stargli insieme per ridurre il suo potere su di noi. Funziona così per quanto incredibile possa sembrare.

Entriamo nella pratica di consapevolezza proposta dalla mindfulness con fiducia e apertura. La forza immensa che ne deriva non ha eguali. Le ricerche in corso sulle neuroscienze stanno rivelando anche la base scientifica della sua potenza. Come affermava Georgia O’Keefe, famosa pittrice statunitense, “Ho provato terrore in ogni attimo della mia vita e non gli ho mai – mai – permesso di impedirmi di fare quello che volevo fare”.

All’improvviso – perché no! – o dopo un po’ di esperienza di pratica di consapevolezza possiamo ritrovarci a incarnare risorse sconosciute che albergavano dentro di noi e che sgorgano come una fontana. Un “io” sconosciuto e nuovo mi propone maggiore serenità e mi scappa da ridere anche quando sto morendo di paura.

Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno

(Martin Luther King Jr)

Marcella Manzini

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