Pubblicato il: 9 Novembre 2019

L'emozione dell'ansia

L’emozione dell’Ansia

Siamo al Settimo appuntamento con Positiva-Mente rubrica sulla meditazione MINDFULNESS fatta di articoli e pensieri per guardare noi stessi e il mondo da un altro punto di vista e provare a vivere con pienezza.

Mindfulness Mon Amour

(settima parte)

 

Troppe cose da fare. Conti da pagare. Famiglia da seguire. Casa. Lavoro. Talvolta andiamo in cortocircuito pensando alla mole di impegni che si accumulano nelle nostre giornate. E aumenta il timore di non riuscire a far fronte a tutto. Infatti non è necessario far fronte a tutto in una volta sola. Possiamo distribuire nel tempo le faccende da sbrigare. Ma i pensieri che ci assillano non mollano e l’ansia aumenta.

L’ansia viene definita come un eccesso di futuro. Se continuo a pensare a quanto devo fare domani o tra un mese, l’ansia aumenta. Proviamo a osservare quali pensieri si ammassano nella nostra testa. Guardando bene troviamo che sono legati a fatti che devono ancora accadere. E magari non accadranno mai. Magari saranno diversi da come sto immaginando ora. Ma noi ci affatichiamo a rimuginarci su. Perché ci facciamo così male? Perché alimentiamo l’ansia?

La pratica della MINDFULNESS ci propone di tornare al presente. Sempre quel famoso QUI e ORA di cui tanto si parla. Ma come facciamo a stare nel presente? Semplice, ma non facile.

Torniamo al respiro. Torniamo alle sensazioni nel corpo. Osserviamo anche i pensieri sgradevoli e assillanti provando non a “pensarli” ma a “guardarli”. Come si formano, dove si manifestano, quanto durano, che movimento disegnano nella mia mente, quale danza attivano nel corpo.

Lo stesso vale per le emozioni che emergono come l’ansia. Cosa sento esattamente nel corpo quando dico “ansia”? Questo è il lavoro che posso fare con me stesso. Osservare. Contattando le sensazioni che mi attraversano il corpo mi permetto di incontrare la mia emozione. Quella che chiamo ansia. Di riconoscerla per quello che è. Un cumulo di sensazioni fisiche e pensieri ripetitivi. Un giudizio o un’interpretazione che sommo alla sensazione fisica. E mi lascio abbattere.

 

Ma no. La buona notizia è che posso liberarmi da questo cortocircuito. Mi posso fermare a guardare questa cosa che chiamo ansia. Guardarla può cambiare la posta in gioco. Se provo a dare il benvenuto al mio disagio, lo accolgo come un visitatore forse inatteso, forse sgradevole, forse ingombrante, ma posso anche stare certo che se ne andrà, come è venuto, se ne va presto o tardi.

Certo se nutro il mio visitatore lamentando la sua presenza, ripetendo che sono ansioso e non ci posso fare nulla, continuando la ruminazione mentale, sicuramente non se ne andrà. Anzi si invigorisce.

Ma se mi fermo per conoscerlo, ospitandolo e lasciandolo consumare (come tutti i visitatori) posso gradualmente imparare che non starà lì per sempre. Sono io che scelgo come occuparmene. Posso stare nel mio presente QUI e ORA e il visitatore chiamato “ansia” inizia a perdere terreno. Inizia a evaporare. Magari tornerà, ma sarà orni volta meno ingombrante e meno nocivo.

Posso scoprire che la mia vita va bene così com’è. Sto respirando. Sono vivo. Sono sveglio. Sono dentro il mio corpo e sto abitando l’unica vera casa che ho. Me stesso.

La consapevolezza dona significato oltre il razionale. Usa il pensiero ma va molto oltre il pensiero. Avvolge e contiene colmando di senso e di vitalità la nostra vita. Possiamo sentirci come un fiume che scorre felice anche quando ci tocca l’infelicità.

Porgendo attenzione al nostro essere con cura e amorevolezza apriamo un mondo. Non puoi sapere quanto questa attenzione diretta, intenzionale, determinata, ma anche calorosa, amorevole, aperta e rilassata possa pervadere di luminosità te stesso, le tue azioni, la tua vita.

Torna al respiro. Ascolta il tuo corpo. Guarda con curiosità e accoglienza anche i pensieri sgradevoli, l’ansia che ti affanna, e diventagli amico. Diventa amico della tua vita così com’è.

Arruffata e imperfetta. Anche quando sembra un disastro. Puoi stare vicino a te stesso con gentilezza. E anche l’ansia diventa solo un eccesso di futuro, solo un respiro più affannato, solo un momento ingombrante appoggiato sul corpo che piano piano si può rilassare e tornare a sorriderti.

Marcella Manzini

 

 

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