Pubblicato il: 21 Ottobre 2019

Islanda acqua energia

Nell’isola dei geyser e dei vulcani si stanno realizzando dei pozzi per ottenere l’energia geotermica rinnovabile

L’Islanda sarà in grado di sfruttare l’acqua e il vapore come fonti d’energia rinnovabile.

In Islanda l’85% del consumo di energia deriva da fonti rinnovabili, più precisamente dallo sfruttamento del calore geotermico. La geotermica sfrutta l’acqua piovana infiltratasi all’interno della crosta terrestre, più sottile in alcune aree islandesi. L’acqua viene riscaldata e risale in superficie creando in molti punti geyser e piscine naturali di acqua calda.

La fascia che si estende dalla punta sud-est alla punta nord-ovest dell’isola è ricca di vulcani, infatti si contano all’incirca 130 vulcani attivi presenti su tutto il territorio. Inoltre, sono presenti moltissime piscine naturali lungo tutta la faglia continentale. La temperatura dell’acqua di queste sorgenti è di 200°C a 1000 metri di profondità.

Islanda acqua energia
Islanda sempre più green, l’acqua e il vapore come fonti d’energia rinnovabile

Prendiamo l’esempio del vulcano Krafla, situato non molto lontano dal lago Mývatn. La zona del lago è caratterizzata da intensi fenomeni geotermici. Il cratere centrale del vulcano Krafla è ampio 10 km e si chiama Víti, che in islandese significa “inferno”. Lungo quest’ampia espansione di lava solidificata sorgono numerosissime centrali elettriche.

Dal 2000 il sistema vulcanico Krafla ospita i geologi dell’IDDP (Iceland Deep Drilling Project). Si tratta di un progetto di ricerca che intende sfruttare direttamente l’energia termica del magma vulcanico. Per farlo sono stati avviati complessi lavori di perforazione del suolo, al fine di ottenere il pozzo geotermico più caldo mai realizzato.

Nella zona del nostro vulcano, i pozzi in uso sono profondi 2,5 km e raggiungono una temperatura di 300°. Il progetto si è prefissato di ottenere un pozzo della profondità di 5 km. A quella profondità il magma che si muove dal basso attraverso l’attività vulcanica incontra e riscalda l’acqua di mare penetrata attraverso il fondo dell’oceano fino ad una temperatura di 400°-600°C.

Per la prima volta la perforazione è stata quindi eseguita in un sistema fluido, di difficile gestione a causa dell’elevata pressione che, in certi punti, arriva a superare di 200 volte i livelli atmosferici. Il consorzio di imprese che lavora all’Iceland Deep Drilling Project prevede che a quella profondità l’acqua si trovi in uno stato “supercritico”, con proprietà in parte analoghe a quelle di un liquido ed in parte simili a quelle di un gas.

I primi lavori di perforazione sono iniziati nel 2009. In seguito, l’IDDP si è riattivato nel 2016 e sono tutt’ora in corso numerose verifiche e sperimentazioni. In caso di buona riuscita del progetto, la potenza fornita dai nuovi pozzi sarebbe di 10 volte maggiore rispetto a quella prodotta oggi. Questo significherebbe poter alimentare elettricamente circa 50.000 abitazioni, rispetto alle 5.000 di un singolo pozzo. Un enorme passo avanti, quindi, nel mondo delle energie rinnovabili, che, come sappiamo, è un tema sempre più sentito dalla popolazione mondiale.

 

Francesca Sartori

Islanda acqua energia
Islanda: pozzi per l’energia geotermica rinnovabile

 

Fonte: iddp.is

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