Pubblicato il: 19 Ottobre 2019

dove abitano emozioni

 

Siamo al Sesto appuntamento con Positiva-Mente

rubrica sulla meditazione MINDFULNESS fatta di articoli e pensieri per guardare noi stessi e il mondo da un altro punto di vista e provare a vivere con pienezza.

Mindfulness Mon Amour

(sesta parte)

Forse le emozioni sono una specie di supplemento applicato a un pensiero, a una parola, a un’immagine. Sappiamo bene che non decidiamo noi questa aggiunta, ci arriva come un missile e si incastra da qualche parte tra la pancia e la gola, a volte arriva fino in cima alla testa. Altre volte scende alla piante dei piedi. Fa venire i brividi.

Certo ci sono emozioni ed emozioni. La gioia disegna il sorriso sulle labbra, rischiara il petto come si accendesse una luce. Distende le rughe sulla fronte. La rabbia invece brucia nello stomaco, fa tremare le mani, accelera il respiro. L’amore lancia farfalle fin sotto l’ombelico, fa tremare le gambe, rimbalza il cuore da destra a sinistra come una pallina da tennis.

Non importa se sono positive o negative, le emozioni si aggirano dentro al corpo con prepotenza senza che noi si possa scegliere che farne. Spesso si manifestano anche all’esterno con le chiazze rosse sul viso, il prurito con le bolle sulla pelle, il sudore lungo la schiena e sui palmi delle mani, il bruciore allo stomaco che non va mai via e diventa un compagno di vita antipatico.

Cosa possiamo fare? Ci piacerebbe eliminare i turbamenti difficili e spiacevoli appena si presentano. Oppure poter ripetere all’infinito le emozioni piacevoli. Peccato che non sia possibile.

Ma c’è una buona notizia. Noi siamo perfettamente in grado di interagire con le emozioni senza esserne colonizzati. Quando la loro invasione ci impedisce di vivere, si insinua in ogni pensiero e ogni gesto delle nostre giornate.

Quando non ci lasciano respiro e influenzano le nostre scelte spesso in maniera infelice. “Tu chiamale se vuoi … emozioni” cantava Lucio Battisti negli anni ’70. Sono solo emozioni, ma ci governano come dittatori e ne siamo schiavi inconsapevoli.

Le emozioni riguardano tutti gli esseri viventi, anche gli animali e le piante secondo alcuni interessanti studi. Come esseri umani abbiamo però la facoltà di rendercene conto, se impariamo a prestare attenzione alle sensazioni che ci suscitano nel corpo e nella mente. Un passaggio notevole, in quanto “sappiamo” che è emersa un’emozione quando si presenta, o poco dopo.

Ed ecco la buona notizia. Possiamo imparare a osservare quella sensazione che si aggira tra la pancia e la testa quando l’emozione ci assale. Possiamo individuare come si presenta e da dove arriva. La sua origine. Il fattore scatenante. Possiamo guardare ancora più a fondo e osservare la danza che disegna nella pancia. Guardandola ne vediamo il movimento dentro di noi. Questo ci restituisce la capacità di non venirne (troppo) sopraffatti. O perlomeno iniziare a conoscerne gli effetti con obiettività.

Avere il controllo delle nostre emozioni è quasi impossibile e anche poco interessante secondo me, nella prospettiva di crescita evolutiva. A volte si prova a reprimere l’emozione sul momento con il rischio di tappare una pentola a pressione e poi sentirla esplodere malamente quando meno ci aspettiamo.

Osservare le nostre emozioni è un lavoro importante che richiede calma e pazienza, attenzione curiosa e sguardo obiettivo, tempo da dedicare e saggezza. Queste qualità si possono coltivare e la modalità dell’abitudine a osservare diventa un’arte.

Se impariamo a esplorare, osservare in diretta le componenti fisiche delle nostre emozioni, qualunque esse siano, possiamo liberarci dagli strati di identificazione in cui siamo avviluppati. Noi non siamo quell’emozione. Alla fine è solo un’emozione, nasce, si manifesta, poi va via.

Come tutto quello che ci succede. Possiamo lasciarla andare. Mentre è posteggiata dentro di noi, si muove, cambia forma, cambia di intensità ogni momento. E se mi abituo a osservarla prendendo nota delle sensazioni fisiche, scopro che si muove dentro a un processo. Non è fissa. Non è mia per sempre. Un grande sollievo!

Non è facile questo lavoro di osservazione, ma è possibile. Come? Con l’appoggio del respiro ovviamente!

Mentre osserviamo le sensazioni fisiche, ci accorgiamo che il processo e il movimento dell’emozione rispondono spesso a un nostro schema consolidato nel tempo a nostra insaputa. Scoprirlo e respirare consapevoli ci regala uno spazio di libertà dove possiamo finalmente scegliere: se dargli retta o aspettare che passi (almeno 10 respiri nell’attesa, dice la tradizione!).

Osservare e individuare l’impermanenza, il cambiamento continuo permette di rilassarsi. Affrontare le emozioni diventa un percorso, una danza consapevole, la soglia della libertà. Non sarà facile, ma possiamo cogliere la luminosità del nostro essere fuori dalla prigione delle abitudini.

Costruiamo una nuova abitudine. Abitiamo il corpo e tutto quel che ci troviamo dentro. Una nuova vita.

C’è una seconda buona notizia. Cambiando abitudini, imparando a diventare amici delle nostre emozioni, troviamo soluzioni alternative ai malumori, alle reazioni stizzite, alle paure. Per esempio nelle relazioni con gli altri. Emerge la voglia di rimediare, semplificare, ampliare la gentilezza verso noi stessi e gli altri e ritrovare armonia e piacere in ogni occasione. Anche in mezzo ai turbamenti difficili. Diventa sempre più importante nella danza della vita. La sua musica è il respiro.

di Marcella Manzini

 

 

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