Pubblicato il: 23 Maggio 2019

anziani insegnano disabili

L’esperienza degli anziani insegnata ai giovani disabili

Un’azienda agricola in cui imparare e crescere insieme

A Castelnuovo Berardenga, tra le colline senesi dove si produce il Chianti, c’è un’azienda agricola speciale, che non produce solo vino, ma insegna, aiuta e fa crescere,

si chiama aziende agricola San Felice, è di proprietà del gruppo Allianz in cui la fondazione Allianz Umana Mente, ha finanziato il progetto “Orto felice” e adesso anche quello “Aia Felice” lavorando insieme alla Cooperativa Sociale Naturalmente

Così 6 anni fa è partito tutto, da un’idea molto semplice, quella di fare insegnare dagli anziani del paese, come si lavora nell’orto e con gli animali ad un gruppo di ragazzi con la sindrome di Down,

Come racconta il presidente di San Felice Mario Cuccia

“Abbiamo girato i bar di Castelnuovo e abbiamo chiesto agli anziani del paese se avessero voglia di diventare maestri della terra, di insegnare ai ragazzi come si zappa, come si innaffia, come si coltivano le erbe aromatiche, l’insalata e le altre verdure”

Così il gruppo di anziani che ha accettato di aderire al progetto, ha conosciuto quelli che poi con il tempo sono diventati nipoti acquisiti, un gruppo di giovani con la sindrome di Down e autismo,

mettendo in moto un progetto di agricoltura sociale, in cui i nonni, con più esperienza, insegnano pazientemente a chi di esperienza non ne ha, ma ha tanta voglia di imparare e mettersi in gioco,

gli anziani insegnano ai giovani disabili e i giovani apprendono contenti, e tra chi impara e chi insegna, si è creato negli anni un rapporto unico, quello tra nonni e nipoti, anche senza essere accomunati da legami di sangue, si trasmettono conoscenze e tradizione centenarie, si parla di memoria, identità e si impara a crescere,

L’orto felice è sempre in crescita, adesso occupa 2.500 metri quadrati, c’è una nuova serra, è stata inserita nel progetto “Aia Felice” dove i ragazzi, guidati dagli anziani, si prendono cura ogni giorno anche di un pollaio di 40 galline ovaiole, in più sono arrivate anche le capre, impiegate per la pet therapy

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anziani insegnano ai giovani disabili

un progetto che ha messo in moto tante associazioni ed istituzioni del territorio, dall’associazione della Terza Età che ha coinvolto gli anziani, al Comune che ha coinvolto scuole e case di cura organizzando giornate didattiche e di festa presso l’orto felice, fino alla Regione Toscana che ha inserito il progetto all’interno di un bando di agricoltura sociale

Ma non finisce qui, anche i prodotti dell’orto sono importanti, e la destinazione finale del lavoro dei ragazzi con problemi cognitivi, non è solo il privato cittadino che può comprare frutta e verdura, ma in accordo con due Chef del paese, i prodotti finiscono sulle tavole di due ristoranti della zona l’Osteria del Grigio e il Poggio Rosso, che ha una stella Michelin

Oltre all’orto e al pollaio, i nonni e i ragazzi creano anche insieme marmellate e conserve che vengono poi vendute nei mercatini locali, e lavorano insieme tutta settimana ci sono momenti all’aperto di grande gioia per i ragazzi, come la vendemmia e la raccolta delle olive e quando piove e non si può lavorare all’aperto, si intrecciano cestini di vimini e si sta riparati al caldo,

quello che rende questo progetto, differente rispetto ad altri progetti di aiuto e sostegno della disabilità è proprio il coinvolgimento degli anziani, che spesso si sento esclusi e soli e pensano di non poter essere più utili, mentre invece sono una fonte inestimabile di conoscenza

Sonia Belluardo  responsabile dell’Orto e dell’Aia Felice, spiega:

“I nonni hanno il ruolo di mentori e di formatori professionali, per tramandare tecniche di coltivazione e di produzione, un patrimonio di esperienza e tradizione autentico e sostenibile”

un progetto che fa bene soprattutto agli anziani coinvolti come la signora Santina che racconta sorridendo che viene all’orto felice per stare in compagnia dei ragazzi e che passare tempo all’orto la fa sentire rigenerata,

Un bellissimo progetto di agricoltura sociale pensato in tutti gli aspetti, che unisce chi ha ancora tanto da dare, con chi ha voglia di imparare, creando qualcosa di unico nel suo genere, che tutti i partecipanti sperano si possa diffondere ad altre comunità ed allargare oltre a San Felice, per fare uscire di casa gli anziani ed insegnare un mestiere ai giovani con difficoltà.

 

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Fonti: Corriere.it

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