Pubblicato il: 4 Aprile 2019

operai riaprono fabbrica

Un piccolo miracolo ad Acerra

come si dice, volere è potere, lo sanno bene questi 12 operai diventati proprietari della propria fabbrica,

Questo storia di coraggio parte purtroppo da una situazione di difficoltà, come da anni ce ne sono molte, la società Lafer, 50 operai, improvvisamente dichiara il fallimento e viene messa in liquidazione,

da qui una trafila lunghissima, 6 anni lontani dal lavoro, e poi l’idea di formare una cooperativa con chi, tra i 50 ex dipendenti aveva voglia di rischiare per creare qualcosa di bello e rimettersi in gioco,

dei 50 solo 12 lavoratori hanno risposto all’appello hanno dai 35 ai 50 anni e per portare avanti il loro sogno hanno investito il loro Tfr, e la liquidazione di 15 anni di lavoro, anticipando la mobilità con l’aiuto di LegaCoop, ognuno di loro ha investito da 7 ai 25 mila euro per arrivare a formare un capitale sociale di 130 mila euro.

Sono stati agguerriti e tenaci si sono salvati con le loro mani da un futuro di disoccupazione e il nuovo gruppo non ha mollato davanti a nessuna difficoltà, né di fronte ai 3 anni che gli ci sono voluti per tentare di rilevare l’azienda e i macchinari comprati all’asta, né di fronte ai sabotaggi ricevuti, ai furti e ad un incendio di natura dolosa scoppiato nella fabbrica,

Antonio Cimmino uno dei 12 proprietari racconta:

“Quelle fiamme le sogno ancora di notte è stato un incubo, pensavamo di aver perso tutto. Abbiamo dovuto aspettare altri sei mesi. E questo ha voluto dire altri soldi.

Abbiamo trovato un altro capannone ad Acerra. Per accelerare davamo una mano con i lavori, abbiamo imbiancato i muri e sistemato l’impianto elettrico”.

c’era in gioco tutto, tutti i guadagni rimasti, la speranza di non ritrovarsi in mezzo ad una strada senza niente con delle famiglie da mantenere, il sogno di poter riprendere a lavorare e diventare loro stessi i capi dello stabilimento,

 

operai riaprono fabbrica

e ora Screen Sud e i suoi 12 proprietari ce l’hanno fatta, e vanno a gonfie vele, la cooperativa produce 3000 metri quadri al mese di telai in acciaio, reti antintasanti-setaccio, oltre al mercato italiano (soprattutto il Nord Est)una buona parte della loro produzione viene esportata all’estero. Lo scorso anno hanno fatturato 2 milioni di euro, ed è solo l’inizio.

Raffaele Silvestro uno dei 12 coraggiosi, che adesso è presidente della cooperativa racconta:

“Non posso spiegarlo, non trovo le parole ti alzi da casa tua e vieni a casa tua. Trovi più energie in tutto quello che fai perché lo fai per te. È un’esperienza unica”

ora lavorano per loro stessi, dalle 6 del mattino alle 22 di sera, su due turni e Raffaele lo chiama “un matrimonio a 12” ovviamente ci sono screzi e difficoltà, non è facile essere in 12 al comando, però si supera tutto, in una cooperativa si richiede sacrificio, collaborazione, ma Raffaele è stato il primo tra tutti a pensare che questa cosa andava fatta,

che bisognava provarci, racconta di essersi trovato davanti alla scelta tra vivere e buttarsi o morire entrando nel girone dei disoccupati di mezza età, al sud Italia, e lui non si è tirato indietro ed è diventato il “capitano” della scialuppa di salvataggio in cui ha tirato in salvo anche gli altri 11 colleghi

se ripensano alla paura, l’angoscia e la preoccupazione che hanno vissuto, ancora non ci credono che sia finita e che tutto stia andando così bene, tra le lotte per il lavoro e le mille peripezie che influenzavano anche la vita domestica, Carmine De Luca per esempio ricorda le discussioni con la moglie che gli diceva di lasciare perdere e trovarsi un altro lavoro, spaventata dal poter perdere tutto in questo progetto, e racconta che è stata la disperazione a dargli la forza di volontà per sopportare e superare tutto,

ed ora finalmente, il passato è alle spalle, e la Screen Sud è un grande esempio per tutto il territorio di come sia possibile rimboccarsi le maniche e sudarsi il proprio successo e la speranza dei 12 operai è che proprio il loro esempio possa fare nascere altre realtà simili

 

operai riaprono fabbrica

 

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Fonti : napoli.repubblica.it

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