Pubblicato il: 18 Febbraio 2019

HIV vaccino italiano

L’equipe italiana del Centro nazionale per la ricerca su Hiv/Aids dell’istituto superiore della sanità (Iss) con a capo la direttrice Barbara Ensoli

ha somministrato il Vaccino Tat, messo appunto dal team italiano, ad un gruppo di malati, seguito con un follow up durato 8 anni, e finalmente hanno pubblicato i risultati su Frontiers in Immunology

Regala buone speranze per il futuro questo studio italiano di ricercatori italiani: infatti somministrato il vaccino Tat contro l’Hiv/Aids a pazienti in terapia antiretrovirale (cART) si è vista una riduzione del 90% dopo 8 anni dalla vaccinazione, della parte di virus inattacabile dalle normali terapie, quella parte di virus che fino ad ora rimaneva sempre presente, chiamata “il serbatoio latente”

infatti il virus Hiv non può essere eliminato totalmente dalla Cart perché resiste in alcune delle cellule infettate in forma ‘silente’ (Dna provirale) formando così un serbatoio di virus latente che periodicamente si riattiva e comincia a replicarsi.

Quindi l’interruzione della terapia determina inevitabilmente la ripresa dell’infezione. Di qui la necessità di assumere la terapia ininterrottamente per tutta la vita.

ma nel follow up si è riscontrato come i volontari trattati con Cart e vaccinati con la proteina Tat hanno avuto un forte calo del Dna provirale nel sangue, avvenuto con una velocità molto maggiore di quella osservata in studi analoghi su pazienti trattati solo con Cart.

I volontari hanno inoltre un serbatoio di virus latente di dimensioni grandemente ridotte e mostrano un buon recupero del sistema immunitario.

 

HIV vaccino italiano

Lo studio presenta i dati di un gruppo di 92 pazienti volontari ed è stato condotti in 8 ospedali/centri clinici italiani : Ospedale L. Sacco di Milano,Ospedale San Raffaele di Milano, Ospedale San Gerardo di Monza, Policlinico di Modena, Ospedale Universitario di Ferrara, Ospedale S.M. Annunziata di Firenze, Istituto San Gallicano – Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma, Policlinico Universitario di Bari

e sembra possibile grazie a questo primo studio che la vaccinazione con Tat dia ai pazienti la capacità di controllare il virus senza assunzione di farmaci per periodi di tempo la cui durata deve essere ulteriormente valutata con altri studi clinici

Barbara Ensoli commenta il risultato di 8 anni di lavoro:

“Sono risultati che aprono nuove prospettive per la cura funzionale dell’HIV, ossia una terapia in grado di controllare il virus anche dopo la sospensione dei farmaci antiretrovirali.

In tal modo, si aprirà l’opportunità per la gestione clinica a lungo termine delle persone con HIV, riducendo la tossicità associata ai farmaci, migliorando aderenza alla terapia e qualità di vita, problemi rilevanti soprattutto in bambini e adolescenti. L’obiettivo è arrivare all’eradicazione del virus

La ricerca al momento è in fase abbastanza avanzata, mancano solo le fasi 3, quelle cioè che testano l’efficacia su un gran numero di persone.

Al momento il problema principale è la mancanza di fondi, si ipotizza che riuscendo a trovare tutti i finanziamenti necessari a proseguire negli studi clinici, (3 milioni di euro per le ricerche italiane e 15 milioni di euro per quelle in Africa) il vaccino nel giro di due anni possa essere già disponibile per la cura effettiva dei pazienti

Ricordandoci sempre che anche se se ne sente parlare meno, ancora oggi purtroppo l’HIV resta un emergenza globale, con 40 milioni di persone infette al mondo di cui 20 milioni senza terapie.

HIV vaccino italiano

 

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Fonti: ansa.it

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