Pubblicato il: 15 Gennaio 2019

pensione lascia soldi università

Un bellissimo regalo d’addio per i giovani ricercatori dell’università

che si sono visti donare, tutto il TFR della professoressa Alessandra Albertini,

genetista e direttrice del dipartimento di biologia e biotecnologie Spallanzani di Pavia, che ha lavorato 40 anni in università da quando era una giovane studentessa, fino alla pensione e conosce bene le difficoltà dei giovani ricercatori, tra precarietà e mancati finanziamenti

ora che ha 68 anni e che è andata in pensione, ha voluto lasciare un ultimo bellissimo ricordo del suo lavoro, destinando tutta la cifra dovutale dal suo trattamento di fine rapporto, direttamente all’università e ai ricercatori,

250mila euro da utilizzare entro il 2023 per cofinanziare posizioni di ricercatori a tempo determinato junior e di assegnisti di ricerca.

La professoressa Alessandra Albertini racconta :

“Ho deciso di lasciare dietro di me un cospicuo finanziamento perchè odio vedere la precarietà nei giovani e credo nelle loro potenzialità. È un gesto di fiducia nei confronti del futuro e di ringraziamento per il passato, credo nei giovani”

Appassionata del suo lavoro e dei tanti giovani che iniziano con molte difficoltà ad intraprendere la carriera di ricercatore, ha visto per 40 anni quali sono le difficoltà della ricerca e le rinunce che è costretto ad affrontare chi spera di inserirsi in un mondo universitario che ha purtroppo sempre meno mezzi per finanziare e sostenere le ricerche e i ricercatori

pensione lascia soldi universitàLa professoressa racconta al giornale La provincia Pavese che da tempo pensava a fare questa donazione, spiegando che sono stati il nonno ed il padre ad insegnarle ad essere generosa e a condividere con gli altri le proprie fortune, quando ne si ha l’opportunità

e così ha fatto, decidendo di dedicare questi 250 mila euro alla memoria dei suoi cari, che amavano la cultura e la generosità

Poi la ricercatrice spiega che il suo regalo non vuole assolutamente essere soltanto un regalo alla sua università o al suo dipartimento, che come tutte le università si trova a fare i conti con le ristrettezze economiche, ma che anzi, sono le persone che lavorano nell’università ad essere i destinatari della cifra donata,

“Io do la priorità alle persone: mi spiace vedere, oggi, giovani tra i 30 e i 40 anni vivere nel completo precariato, considerando anche solo la nomina a professore associato come un miraggio lontano.

I tempi di stabilizzazione in università si sono dilatati rispetto a quando io sono entrata nella carriera accademica, allora si diventava docenti prima dei 34 anni. Oggi ci sono bravi scienziati che a 50 anni lottano ancora per una cattedra stabile: lo trovo ingiusto e grave”

La professoressa di augura che la cifra donata possa garantire un cofinanziamento di stipendi, per dare maggiore stabilità e indipendenza a ricercatori che vogliono intraprendere la carriera accademica.

Tra i 30 e i 40 c’è bisogno di stabilità, è il decennio in cui si mette su famiglia e in cui si dà il massimo della produttività scientifica.

 

Fonti: laprovinciapavese.it

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