Pubblicato il: 13 Dicembre 2018

monaco carcere

il carcere, non solo come punizione ma anche come luogo di rinascita

di riscoperta di se stessi e del proprio vissuto interiore, 

A Rebibbia, tra la mura del penitenziario c’è il monaco e maestro buddista Dario Doshin Girolami che da 10 anni con i suoi collaboratori insegna meditazione ai detenuti.

Gli effetti positivi della meditazione si possono vedere su tutte le persone, Dario in un intervista a La Repubblica racconta che spesso vedi personaggi molto bruschi all’apparenza, pieni di tatuaggi, cicatrici, che sembrano pirati, ma in realtà sono estremamente fragili, il carcere, il dover convivere con quello che hanno fatto…

molti hanno attacchi di panico e di ansia assumono farmaci, grazie alla meditazione alcuni di loro hanno addirittura smesso di prenderli, sono ritornati in contatto con se stessi

con la meditazione si può andare alla radice dei sintomi, si prende progressivamente coscienza di sè e del proprio vissuto, Quando i detenuti mettono a fuoco ed entrano in contatto con il loro vissuto, c’è una fortissima auto- condanna. A quel punto diventa importante mostrare loro che hanno un valore che non è stato visto, riconosciuto e coltivato

monaco carcere

e come racconta :

“Il carcere può diventare un periodo di ritiro spirituale ma quello che insegno non è una fuga dalla realtà, anzi al contrario con meditazione si ha la possibilità di incontrare pienamente se stessi e affrontare i propri errori, le ansie e le paure guardandole da una angolazione diversa e sotto una nuova luce”

Non è stato facile proporre un programma di meditazione nelle carceri in Italia, a lungo il programma è stato rifiutato perchè il corso veniva associato alla religione buddhista, non è stato facile fare capire che non si trattava di religione, 

ma quello dell’approvazione del programma da parte delle autorità competenti era solo l’inizio, poi il passo successivo è stato quello di affrontare i detenuti, Dario racconto che al primo corso il carcere gli ha affidato 12 denuti, solo serial killer, pluriomicidi, ergastolani, quello con il vissuto e la storia più difficile

Successivamente, vista la buona riuscita del primo corso, gli altri sono stati aperti a tutti. Importante durante il corso è anche la fase dell’ alfabetizzazione emotiva, fare entrare i detenuti in contatto con le proprie emozioni negative (rabbia, paura, odio) e positive (compassione, amore, benevolenza)

Effettivamente c’è un cambiamento visibile in chi segue il corso e applica gli insegnamenti nella vita di tutti i giorni, tutto il personale medico e gli psicologi del carcere hanno potuto vedere e certificare come detenuti aggressivi ed incapaci di gestire la rabbia, 

con la meditazione e gli insegnamenti del corso si siano tranquillizzati, e abbiano creato con gli altri detenuti relazioni più collaborative che favoriscono il benessere della comunità

monaco carcere

l’idea di Dario nasce da degli studi portati avanti negli Stati Uniti alla fine degli anni 90 sui benefici della meditazione sui detenuti, che hanno dimostrato come le recidive criminali di chi aveva imparato e praticato la meditazione erano diminuite del 20%

La riuscita dei corsi di Meditazione di Dario e collaboratori è stata così buona che il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha proposto al maestro di tenere corsi anche per il personale delle carceri in Lazio, Abruzzo e Molise.

Dall’esperienza di Dario nelle carceri  è stato prodotto anche un documentario
“La vita interiore -Meditazione a Rebibbia”

 

fonti: repubblica.it

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