Pubblicato il: 21 Nov 2018

danza per parkinson

Si chiama “Popping for Parkison’s” ed è un mix unico che ha inventato proprio Simone Sistarelli,

italiano di 26 anni, che vive a Londra dal 2011, dove si è laureato in danza contemporanea al Conservatorio Trinity Laban e alla sua passione al fare del bene

Perchè stare in movimento, ed in questo caso ballare, fa bene a tutti ma a chi ha proprio problemi di movimento e tremori, di cui spesso di vergogna probabilmente fa ancora meglio.

I movimenti sono quelli del «popping», un tipo di danza a metà tra l’Hip Hop e la Breakdance, e sono tutti declinati su chi soffre di morbo di Parkinson.

il progetto è partito dall’Inghilterra, in cui vive e lavora Simone, è andato oltre oceano, negli Stati Uniti, poi in Germania per arrivare fino in Italia, a Torino in cui per la prima volta a Settembre con la collaborazione dell’Associazione Italiana Parkinson e Associazione Amici Parkinsoniani Piemonte, c’è stata la presentazione dei corsi di Popping per le persone con il Parkinson

danza per parkinson

Com’è nata la sua idea, ce lo racconta proprio Simone:

«Tutto è nato da una costatazione un po’ naif. I malati di Parkinson tremano, e nel popping in pratica si trema sulla musica. In quel campo chi soffre di tremori parte paradossalmente avvantaggiato.

Da questa semplice constatazione Simone inizia a studiare la malattia, prendere informazioni e consultarsi con i medici su possibili pro e contro, scopre presto da parere medico che non c’è nessuna controindicazione. Anzi, tutto il contrario, La danza stimola l’equilibrio, aiuta a socializzare, aiuta il malato a contrastare la perdita di fiducia in se stesso con relativo isolamento, che molto spesso drammaticamente si accompagna alla malattia

Ballare per contrastare il Parkinson è anche ritrovare fiducia, per delle persone che spesso di sentono emarginate e che possono qui riprendere coraggio andando in scena, e oltretutto divertendosi un sacco.

Simone racconta che non ci sono limiti di età, i pazienti che hanno partecipato di corsi vanno dai 45 ai 75 anni, e i più anziani sono ballerini davvero scatenati. Ovviamente, se ci sono problemi Simone modifica i passi in modo che tutti li possano fare, ma la passione di tutti i ballerini resta travolgente

All’inizio le classi sono fatte solo da persone che soffrono di Parkinson e la scelta ovviamente non è casuale

Non è un dettaglio, cominciare tra parkinsoniani aiuta a non avere pudore, a non sentirsi giudicati. È fondamentale che ci sia sempre un’atmosfera dove le persone si sentano a proprio agio nell’esplorare e condividere sia il movimento sia la malattia.

Poi più avanti con le lezioni, quando tutti i partecipanti si sentono più sicuri, si possono inserire anche altre persone che non hanno la stessa malattia, per esempio Simone racconta che a Londra una mamma che soffre di Parkinson ha preso l’abitudine di portare sempre anche i suoi 2 bambini a ballare con loro,

inutile dire che tutti si divertono molto, ed è un momento in cui per 1 ora, la malattia è bandita, nessuno pensa ai suoi problemi o si rattrista,

Generalmente poi i ballerini ne parlano dopo la lezione, creando dei piccoli gruppi di auto-aiuto, si confrontano  raccontano le loro esperienze sulla malattia magari al bar, davanti ad una tazza di caffè

Da Settembre Simone e la sua danza sono arrivati anche in Italia e secondo lui, non poteva esserci città migliore di Torino per lanciare i suoi corsi di danza.

Visto che le lezioni sono completamente gratuite per gli utenti, a Londra “Plopping for Parkinson’s” si sostiene con i finanziamenti cittadini e crowdfounding; anche in Italia stanno puntando sul crowdfounding  per poter formare insegnanti in grado di portare avanti Popping For Parkinson’s in più città possibili.

A Torino Simone ha formato il ballerino Claudio D’ambrosio che porta avanti i suoi insegnamenti e i suoi corsi nel nostro paese.

Bravissimo Simone!

 

Ecco il sito internet di Plopping For Parkinson’s

e per saperne di più se siete di Torino maggiori informazione potete trovarle qui :parkinsoninpiemonte.it

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